Dal Comune di Andora una riserva di 324 mila euro per Rivieracqua

Profumeria Simonini

Andora. Una somma di 324 mila euro è stata stanziata e impegnata dal Comune di Andora, come da convenzione, per Rivieracqua. Si tratta di denaro necessario per le spese di funzionamento della società pubblica di gestione del ciclo idrico imperiese e andorese (il Comune è socio al 5,95%). Soldi che verranno pagati se verranno chiesti all’ente e ne ricorreranno le condizioni. Ma non tutto va per il verso giusto.

All’Amministrazione Mauro Demichelis non piace la politica adottata al Cda del consorzio idrico che prevede una serie di aumenti delle bollette, in aggiunta al 9% annuo già ottenuto per il quadriennio 2016-2019. Un’operazione che, secondo il presidente Gian Alberto Mangiante, dovrebbe portare a Rivieracqua una parte rilevante delle risorse necessarie per salvarsi e soprattutto di raggiungere l’equilibrio di bilancio. A questa voce si deve aggiungere appunto la quota di compartecipazione alle spese che i Comuni sono costretti versare, in base al costo storico del servizio idrico nel proprio territorio.

Solo agli inizi del 2020, l’incorporazione della sanremese Amaie dovrebbe dare alla società provinciale la struttura e la solidità economico-finanziaria decisive. Il percorso di risanamento di Rivieracqua tracciato nel corso dell’ultima assemblea dei sindaci (seguita da quella societaria) prevede anche il ricorso al concordato preventivo in tribunale a Imperia, dove ha sede la società, entro il 5 febbraio. Su Rivieracqua, ad oggi, pesa un bilancio in rosso: 6 milioni di euro accumulato al 31 dicembre 2017 (cui si sono aggiunti altri 1,5 milioni nel 2018, ndr.). E’ previsto un piano di rientro che si spinge fino al 2024 e un ulteriore incremento delle tariffe idriche del 6,5% a partire dal 2020. Inoltre, per il quadriennio 2019-2022, si pensa di ricavare altri 1,5 milioni annui sempre con adeguamenti tariffari, in modo da andare a coprire il «buco» pregresso di bilancio. Andora tra l’altro si era già vista aumentare le bollette di circa il 21 % con un fatturato di 2 milioni di euro. «Senza quella somma pagata dai cittadini – sottolinea Demichelis – il bilancio avrebbe toccato quota 8 milioni di euro».

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