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Il Parco del Beigua ha contribuito all’elaborazione dell’indicatore nazionale sugli andamenti della popolazione di specie di uccelli nidificanti.

È stato pubblicato dalla Rete Rurale Nazionale insieme alla LIPU l’aggiornamento 2020 degli andamenti di popolazione delle specie comuni di uccelli nidificanti in Italia e del Farmland Bird Index; al progetto ha contribuito anche l’Ente Parco del Beigua sia in qualità di coordinatore regionale nel periodo 2008-2013, sia come finanziatore, fornendo i dati per gli anni 2006-2007 e 2014-2020.

ll Farmland Bird Index (FBI) è un indicatore di contesto ambientale che rappresenta lo stato di salute degli ambienti agricoli, aggregando le informazioni derivanti da singoli indici, quali le tendenze di popolazione delle specie di uccelli tipiche degli ambienti agricoli e degli ambienti aperti di montagna.

Nel 2020 il valore del Farmland Bird Index è pari al 71,2% del 2000, con una perdita dunque del 28,8% a conferma della tendenza negativa registrata negli ultimi dieci anni; vale a dire che delle specie i cui andamenti di popolazione contribuiscono all’indicatore, molte sono in declino, nello specifico 18 su 28, mentre solo 5 registrano un aumento. La situazione è ancora più critica se il calcolo viene fatto sulle sole aree di pianura, che registrano una perdita del 46,3% legata all’intensificazione della pratica agricola che compromettere la qualità degli habitat. Altrove invece è l’abbandono di pastorizia e agricoltura, con conseguente riduzione di prati e pascoli e il progressivo ritorno del bosco, la causa della perdita di habitat e risorse per le specie nidificanti.

I dati sono il frutto di un progetto che negli ultimi 12 anni ha coinvolto centinaia di rilevatori professionisti e volontari nell’esecuzione di censimenti e monitoraggi, che sono confluiti nella banca dati sull’avifauna in Italia, che ad oggi contiene 1.533.956 osservazioni, in oltre 143 mila punti d’ascolto della durata di 10 minuti, per un totale di 23.884 ore di ascolto e osservazione diretta, su una superficie che si avvicina al 10% dell’intero territorio nazionale.

Questa prima base conoscitiva dovrà essere ulteriormente ampliata, estendendo le indagini ad altri ambiti, ma in ogni caso la strategia che si delinea per il futuro è chiara: è necessario pianificare le misure alla giusta scala, conservare le praterie, mantenere gli elementi marginali e l’eterogeneità ambientale, gestire bene la vegetazione al suolo nelle colture perenni, integrare aspetti conservazionistici ed ecosistemici in strategie da valutare anche in termini economici, incrementare la disponibilità di siti di nidificazione e limitare il disturbo durante la riproduzione.

I rapporti completi e i dati regionali sono consultabili su: https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/22311

c.s.