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Dopo le carrozzerie liguri, il progetto di Confartigianato Liguria, sostenuto da Regione Liguria, raggiunge anche le piccole imprese agroalimentari. Obiettivo: favorire l’autocontrollo della conformità alle norme e diffondere la cultura della prevenzione.

Più efficienza e prevenzione, meno repressività e punizioni. Questo l’obiettivo del progetto di “Implementazione di pratiche di autocontrollo” in tema di sicurezza sul lavoro. Un’iniziativa che, dopo i positivi risultati ottenuti dalla prima adozione sperimentale che ha coinvolto le carrozzerie della Liguria, si allarga ora anche alle micro e piccole imprese del settore agroalimentare.

Il progetto è ideato e coordinato da Confartigianato Liguria, condiviso e finanziato dalla Regione Liguria, tramite gli assessorati alla Formazione e alla Sanità e Sicurezza.

«Ritengo che sensibilizzare le aziende per prevenire eventuali “errori” nella gestione quotidiana degli adempimenti amministrativi sia un’ottima strategia di lavoro e di accompagnamento alle imprese che un’associazione deve mettere in campo – sostiene l’assessore regionale alla Formazione Ilaria CavoPer questo abbiamo voluto dare gambe a questa iniziativa, già favorevolmente sperimentata nel comparto carrozzerie, contribuendo alla sua attuazione con risorse regionali. I risultati ottenuti non possono che far ritenere utile l’azione intrapresa in un’ottica di diffusione della cultura dell’ambiente e dell’applicazione di norme di autocontrollo e della sua trasferibilità ad altri settori produttivi liguri».

Al progetto hanno attivamente preso parte anche le Psal liguri (Servizi di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro delle Asl), che hanno fornito l’assistenza tecnica sulla normativa nazionale e regionale ed elaborato la check-list di autocontrollo: una scheda di autovalutazione per verificare la presenza e regolarità del Documento di valutazione dei rischi, delle figure coinvolte nella sicurezza sui luoghi di lavoro, il livello di formazione dei lavoratori, la gestione delle emergenze (primo soccorso e incendio) e lo stato dei macchinari.

Dopo essere state contattate, le imprese hanno ricevuto la visita dei tecnici territoriali di Confartigianato, che le hanno agevolate proprio nella compilazione del questionario. Inoltre, hanno usufruito di un vero e proprio check up aziendale gratuito per fare il punto sull’applicazione della normativa e apportare eventuali correttivi.

Del resto, “prevenire, non reprimere” è proprio il tema centrale del progetto: «Una linea guida fondamentale – afferma Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – per fare in modo che le imprese diventino sempre più consapevoli del valore che le normative sulla sicurezza sul lavoro hanno non solo relativamente agli adempimenti burocratici, ma soprattutto come supporto a una sicura gestione dei processi produttivi. L’alternativa alla prevenzione è la repressione, che però si limita a sanzionare chi non è in regola con la normativa, senza aggiungere l’importante elemento formativo e di presa di coscienza dei rischi reali cui si va incontro non rispettando le regole. La sinergia tra sistema pubblico, associativo e delle imprese dimostra invece come sia possibile percorrere la via della prevenzione, attraverso azioni sinergiche e condivise». Come è il caso di questo progetto: prevista quindi l’introduzione di un meccanismo di autocontrollo preventivo rispetto al procedimento classico, per consentire alla microimpresa di adottare buone pratiche e di adeguarsi alla normativa, tramite proprio il coordinamento tra PA e associazioni di rappresentanza. Risultato: diffondere la cultura della sicurezza non solo per abbassare il numero di infrazioni, ma, soprattutto, per evitare e prevenire il verificarsi di infortuni legati all’utilizzo di attrezzature di lavoro.

Un meccanismo che Confartigianato punta a mettere a sistema a livello regionale, raggiungendo il maggior numero di imprese possibili: a proposito di numeri, sono state contattate ben 298 microimprese agroalimentari della Liguria, superando le 250 inizialmente prefissate: 150 a Genova, 70 a Savona, 41 alla Spezia, 37 a Imperia. In tutte le province, più della metà delle imprese contattate ha poi partecipato al progetto.

I risultati hanno messo in luce, nel complesso, un positivo stato dell’agroalimentare ligure in tema di sicurezza sul lavoro. Qualche criticità è emersa dal punto di vista della formazione e dello stato dei macchinari, in quanto piuttosto vecchi ma perfettamente funzionanti. In generale, lo scopo prefissato, cioè quello di favorire un processo di autovalutazione della conformità legislativa alle norme che disciplinano l’attività dell’impresa, è stato complessivamente raggiunto. E potrebbe ulteriormente crescere nel futuro, allargando la cultura della prevenzione anche ad altri settori grazie all’attiva partecipazione di tutte le parti coinvolte, rendendo più efficiente l’attività di vigilanza e controllo degli enti preposti. Ma anche realizzando più momenti di formazione e confronto e utilizzando proprio i risultati ottenuti per definire specifiche misure di sostegno alle microimprese.

«È molto positiva la propensione delle imprese liguri a intraprendere percorsi di autovalutazione sugli obblighi normativi relativi alla sicurezza – commenta Sonia Viale, assessore regionale alla Salute e Sicurezza – Il dato illustra una realtà imprenditoriale sana dal punto di vista delle azioni messe in campo per la prevenzione. Auspichiamo un incremento di questa sensibilità e faremo la nostra parte favorendo le sinergie tra imprese e Regione».

«Un sentito ringraziamento va proprio agli assessori Ilaria Cavo e Sonia Viale, che hanno creduto fin da subito alla bontà del nostro progetto, promuovendolo e finanziandolo – sottolinea Enrico Meini, responsabile settore alimentaristi di Confartigianato Liguria – ma anche alle Psal liguri, che hanno dimostrato piena disponibilità nel confrontarsi con i nostri tecnici per realizzare la check-list. E soprattutto agli oltre 174 alimentaristi del territorio che hanno aperto le porte delle loro imprese in un momento particolarmente difficile, dimostrando così che esiste ancora un tessuto sano fatto di imprenditori che investono nelle loro attività e particolarmente attento anche alle tematiche della sicurezza».

c.s.

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