Finale Ligure, un entroterra ricco di fascino e mistero!

Il finalese è una macchia mediterranea caratterizzata da una formazione rocciosa unica al mondo

Ferrari Innovations

Avventurandosi nell’entroterra di Finale Ligure finiamo immersi nella natura selvaggia che spazia dall’ambiente costiero caratterizzato da una vegetazione alofita rupestre e da alcune piante ed arbusti tipici della macchia mediterranea (alaterno, lentisco, terebinto, corbezzolo, legno puzzo, carrubo, oleastro, mirto, lavanda rosmarino ed elicriso), a boschi di felci, lecci e pini marittimi che fanno da contorno alle scenografiche formazioni rupestri.

La roccia che caratterizza il nostro territorio, chiamata Pietra del Finale, è unica in tutto il mondo! Si tratta di una formazione rocciosa miocenica di origine bioclastica. Formatasi nel Miocenico (20-10 milioni di anni fa) tra Capo Noli ed il Monte Carmo di Loano la zona era una laguna di acque calde e tranquille. Nell’arco di alcuni milioni di anni sedimenti fluviali, sabbie, ghiaie, scheletri calcarei e molluschi si accumularono nella parte centro orientale di questo bacino, formando calcare bioclastico della Pietra del Finale.

Fin dai tempi preistorici il territorio di Finale Ligure è stato crocevia di culture e commerci fra aree distanti del Mediterraneo, dell’Italia e dell’Europa Transalpina. L’intensità dei fenomeni carcasici, con la formazione di cavità naturali, ha favorito fin da epoche remote (350000 anni fa), la presenza umana. Resti di insediamenti dell’home Erectus sono stati trovati sull’altipiano delle Manie e nella caverna delle Fate, gli stessi luoghi hanno restituito resti ossei dell’homo Neanderthalensis (vissuto nel paleolitico medio, 120000-38000 anni fa). Nel Paleolitico Superiore, durante l’ultima glaciazione che segnò l’estinzione dei Neanderthaliani, comparve l’Homo sapiens. Nella caverna delle Arene Candide sono state trovate numerose sepolture. Nel Neolitico (5800-3600 a.c.) l’uomo da nomade cacciatore e raccoglitore diventò allevatore e agricoltore, cambiando la sua organizzazione sociale.

Esplorando tra la natura e tra le maestose formazioni rupestri che caratterizzano il territorio l’occhio attento del viandante incontrerà numerose costruzioni megalitiche come Menihr semplici ed allineati, Dolmen e Cromlech spesso vicini a rocce incise, contemporanee ai megaliti limitrofi, che rappresentano un segno di presenza del “sacro”. Le raffigurazioni di “oranti” avvalorano questa ipotesi. Nella zona di Finale Ligure sono presenti strutture orientate astronomicamente; “Osservatorio” di Bric Pianarella, Menhir e Dolmen di Verezzi, Dolmen di Monticello, Rocce Altare e Tavole in Pietra di Finale presenti sui maggiori rilievi della zona (Monte Cucco, Bric Pianarella, Rocca degli uccelli, Bric del Frate, Arma strapatente, Bric di Sant’Antonino).

Nelle vicinanza di queste strutture megalitiche vi sono rocce incise conosciute come “Ciappo delle conche”, “Ciappo dei ceci”, “Ciappo del Sale”, Ciappo di Pianarella e Ciappo della Valle dei Frassini sulle quali si possono osservare incisioni di oranti, croci, coppelle e canalette. Si suppone che un tempo quei luoghi fossero adibiti a riti religiosi, facendo riferimento al santuario di Panoias (Portogallo settentrionale) in cui accanto ad una grande roccia con vasche, canali e coppelle (scalini scavati nella roccia) vi è un’iscrizione latina risalente al III sec. d.C. che recita: “HUIUS HOSTIAE QUAE CADUNT HIC IMMOLANTUR EXTRA INTRA QUADRATA CONTRA CREMANTUR-SANGUIS LACICULIS IUXTRA SUPERFUNDITUR” (“ Qui sono consacrate agli dei le vittime che vi vengono abbattute: le loro interiora vengono bruciate nelle vasche quadrate e il loro sangue si diffonde nelle piccole vasche circostanti”).

Non si può definire con certezza la sacralità e la ritualità che caratterizzava quei luoghi. Tuttavia attraversandoli, nel silenzio della natura, si contraddistinguono per fascino e suggestione.

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