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Tra i “Luoghi del cuore” del Fai anche il convento di San Giacomo di Savona

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Savona. Tra i “Luoghi del cuore” del Fai si può votare anche il Convento di San Giacomo di Savona. La chiesa ed il convento, eretti tra il 1471 ed il 1476 dai Frati Francescani Minori Osservanti, testimoniano un “Rinascimento” savonese che culminò nell’elezione dei Papi Sisto IV e Giulio II Della Rovere. Nel 1479 papa Sisto IV fece edificare un ponte per facilitare i collegamenti tra la città ed il colle di San Giacomo, che contende al Priamar l’ampia veduta sul mar Ligure, il porto e la città.

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L’edificio principale si presenta con una singola navata a capanna con capriate lignee secondo i dettami francescani, affiancata da due teorie di cappelle, 5 per lato, al cui giuspatronato attesero i più bei nomi della città, tra cui la famiglia Chiabrera che vi depose le spoglie del famoso poeta seicentesco Gabriello.

La chiesa divenne luogo di sepoltura per nobili e facoltose famiglie. Nelle cappelle si concentrava il fior fiore della pittura ligure e lombarda del tempo: Brea, Tuccio D’Andria, Mazone, Fasolo. Questi dipinti sono ora nella pinacoteca civica o in musei stranieri (Louvre, ecc.).

La Chiesa conserva uno dei pochi esempi italiani di “pontile” per i musici ed i predicatori mentre gli stalli del presbiterio accoglievano il coro dei monaci. La biblioteca del convento era una delle maggiori del Nord Italia con molti codici e manoscritti preziosi. L’abside esprime la predicazione per immagini attraverso un ciclo di affreschi di Ottavio Semino (1520 – 1604). Figlio d’arte, di indole dissoluta ma di grande talento, lavorò a Genova (palazzi Cicala, Doria, Spinola, ecc.), Milano (palazzo Marino, S. Maria delle Grazie, S. Maurizio Maggiore, ecc.), Pavia (Certosa), Savona (palazzi Della Rovere, Imperiali, convento di S.Giacomo, ecc.)

Il convento ha due chiostri con lunette affrescate dal Ratti (1699–1755) sulla vita di San Francesco. Nel 1812 la soppressione del convento, già mutilato negli spazi esterni per motivi militari, ne sancì la decadenza e venne destinato a svariati usi (opificio, reclusorio miltare, caserma Damiano Chiesa, ecc.)

Sia pur con la perdita di gran parte dell’apparato pittorico della chiesa, i volumi edilizi principali restano intatti e perfettamente leggibili e gli affreschi del Semino possono essere recuperati.

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