Sanremo, il professor Francesco De Nicola ricorda Ungaretti e la Grande Guerra

Ai Martedì Letterari del Casinò

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Sanremo. Domani 10 aprile, nel Teatro dell’Opera alle ore 16.30 l’inaugurazione della stagione primaverile dei Martedì Letterari è affidata al prof. Francesco de Nicola, componente del Comitato d’Onore e della Giuria tecnica del Premio letterario Nazionale “Casinò di Sanremo-Antonio Semeria”. Verrà ricordato il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Gli scrittori italiani e la Grande Guerra è il titolo dell’incontro con il prof. Francesco De Nicola, che presenterà il volume:”Ungaretti, Lettere dal fronte a Mario Puccini.” (Archinto Editore) L’incontro è inserito nel piano di formazione dei Docenti.

Ungaretti lettere al fronte a Mario Puccini.

Un poeta – impegnato in un corpo a corpo, quello con l’indicibile, che non ammette distrazioni – non può essere anche altro. Un soldato – impegnato in un corpo a corpo, quello con il nemico, che non ammette distrazioni – non può essere anche altro. La condizione di poeta e quella di soldato sono due assoluti.

L’assoluto, per sua stessa natura, non entra in relazione. L’assoluto messo in relazione non diventa l’assoluto meno qualcosa, bensì smette di essere.” UNGARETTI Lettere

Giuseppe Ungaretti, soldato semplice sul fronte del Carso, nel 1917 scrive una serie di lettere, biglietti e cartoline in franchigia a Mario Puccini, ufficiale presso il Comando supremo.Coi toni più svariati (“Sono macerato dalla malinconia”, p. 26; “sono in uno stato di nevrastenia tremenda […] Vienmi ad abbracciare”, p. 33; “mio caro Puccini, ma da che mondo cadi?”, p. 46; “Perdonami, se mi hai sentito per amarezza cader quasi in bestialità, l’altro giorno”, p. 47; “Mio caro Puccini, si può aver l’onore di avere una tua risposta”, p. 54), Ungaretti parla a Puccini di due cose: gli chiede di essere esentato dal corso per diventare ufficiale (obbligatorio per chi avesse un titolo di studio) nonché di venire reintegrato nel suo reggimento originario “dove ero l’idolo” (p. 36); e lo tiene aggiornato sulla scrittura propria (“Ti ho scritto ieri che Apollinaire mi traduceva in francese”, p. 34) e altrui (“Papini m’informa che ti ha mandato a Milano le sue poesie”, p. 45).

Ma in fondo non fa che ripetergli una preghiera: liberami da questo assoluto che non mi compete, riportami al mio.

Il 1917 è l'anno orribile della guerra, anche per Giuseppe Ungaretti sul fronte isontino. Lo si capisce leggendo queste 26 lettere raccolte e pubblicate da Archinto con il titoloLettere dal fronte a Mario Puccini a cura di Francesco De Nicola. Ferito, inabile, nevrastenico, impaziente di spostarsi da una situazione di presidio a un battaglione movimentato in azione, con i compagni di sempre (oppure di essere spedito in Terra Santa con il contingente italiano partito in quegli anni, per sfruttare le proprie conoscenze linguistiche). Il ritratto che ricaviamo è davvero quello di un uomo di pena che cerca in Mario Puccini un supporto ma anche un aiuto fraterno per essere spostato (e come s'arrabbia!). Puccini è tenente presso il Comando supremo della III armata dislocato non molto lontano da Ungaretti. I due, in realtà distanziati di un solo anno (del 1887 Puccini, del 1888 Ungaretti), si sono conosciuti prima delle ostilità, quando Ungaretti aveva provato a piazzare nel catalogo delle edizioni Puccini, fondate dal padre di Mario ad Ancona, il Moscardino dell'amico Enrico Pea, conosciuto durante il lungo periodo egiziano. L'esito commerciale dell'operazione non fu dei più memorabili e la sfortunata pubblicazione deve aver avuto qualche ricaduta nei rapporti. Abbandonati quei dissapori, Ungaretti si rivolge in modo fraterno all'autore de Il soldato Cola e di quello che possiamo annoverare fra i primissimi reportage a caldo della ritirata di Caporetto (Caporetto: note sulla ritirata di un fante della III Armata, Editrice Goriziana, 1987). Abbandona il voi e passa presto al tu. Apre il suo cuore, riversa nelle lettere sensazioni che poi ritroveremo nella sua poesia, come quella di essere macerato dalla malinconia. ( dalla presentazione)

Francesco de Nicola (Genova 1946) è professore di Letteratura Italiana Contemporanea nell’Università di Genova. Autore di numerosi volumi di critica letteraria, tra i quali Introduzione a Fenoglio (Bari-Roma, Laterza, 1989), Introduzione a Vittorini (ivi, 1993) e Neorealismo (Milano, Bibliografica, 1997), ha curato l’edizione di opere inedite o rare come Bandiera bianca a Cefalonia (Recco, Le Mani, 1996 poi Mondadori, 2001) di Marcello Venturi, Sull’Oceano (ivi, 2004) di De Amicis e recentemente Con Garibaldi alle porte di Roma (Sestri Levante, Gammarò, 2007) di A.G. Barrili. Autore anche di testi divulgativi, come Letteratura italiana contemporanea. Dall’unità nazionale all’era televisiva (Genova, De Ferrari, 2003), con Giuliano Manacorda ha pubblicato Tre generazioni di poeti italiani. Un’antologia del secondo Novecento (Caramanica, 2005). Dal 1974 è giornalista pubblicista e ha collaborato, tra gli altri, a “Il Secolo XIX” e “La Repubblica”. Dal 2001 è presidente del Comitato genovese della “Dante Alighieri”.

Il 17 aprile ore 16.30 Roberto Napoletano, già Direttore de “Il Sole24Ore”, presenta il suo ultimo libro:” Il Cigno Nero e il cavaliere Bianco” ( La nave di Teseo). Partecipa lo storico Matteo Moraglia. L’incontro è inserito nel piano di Formazione dei Docenti.

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