Operazione "Miracolo", la droga arrivava dal Centroamerica all'Italia, due arresti tra Savona e Albenga

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Savona. Importavano cocaina dal Centroamerica. Due organizzazioni criminali che trafficavano droga a livello internazionale, con tanto di spaccio organizzato in piazza sono state sgominate dallla squadra mobile di Milano che con l’operazione “Miracolo” . Sequestrati 219 chili di coca - gran parte scovati nel porto di Livorno - e arrestato ben 29 persone tra Spagna ed Italia, quasi tutti italiani (due dei quali vivevano a Barcellona), ma anche tre magrebini ed un albanese.

Gli investigatori della polizia, durante il controllo costante delle piazze di spaccio del capoluogo lombardo, si sono concentrati sulla distribuzione in strada della droga risalendone ai fornitori ed individuandone la struttura che avrebbe importato la polvere bianca dal Costa Rica, stroncando così il canale del traffico di stupefacenti in tutte le fasi, ovvero dall’importazione fino al consumatore finale. Due gli arresti effettuati in provincia: si tratta di Gentian Sabliqui, fermato a Savona e Luigi Pappalardo, arrestato ad Albenga.

L’attività, condotta dalla Sezione Antidroga della Mobile e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, si è sviluppata inizialmente su un gruppo che si ritiene capeggiato da due fratelli, Pietro e Giuseppe Cilione, originari del reggino, e che sarebbe stata composto da diversi soggetti, la maggior parte dei quali legati da vincoli di parentela.

Secondo gli inquirenti avrebbero gestito - con una struttura definita “di tipo imprenditoriale” - due diverse “piazze di spaccio” di cocaina. In particolare controllando in maniera monopolistica il quartiere Bonola del capoluogo, con diversi punti di smercio, e garantendo ai molti consumatori di coca un “servizio” ininterrotto, addirittura dalle 10 del mattino fino a mezzanotte, sette giorni su sette e festivi compresi. La loro influenza era anche nella zona adiacente il paese di Robbio, piccolo comune della provincia di Paviacon poco più di 5 mila abitanti.

Gli investigatori ritengono così di aver smantellato l’organizzazione grazie agli arresti di pusher e fornitori(nove persone in tutto) e al sequestro di circa 4 Kg di cocaina. È dalle piazze di spaccio, poi, che seguendo la pista di uno dei fornitori, si è giunti alla struttura che si sarebbe occupata invece dell’importazione dei grossi quantitativi dal Sud America. A capo di questa si ritiene vi fossero due italiani che vivevano in Spagna, Salvatore Ponzo e Marco Cademartori, titolari di un’azienda, la “Tierra Nuestra Latina”, e un terzo italiano, Maurizio Ponzo (padre del primo). Indagando sui due, il 27 e 28 marzo dell’anno scorso, presso il molo Darsena Toscana ovest nell’area portuale di Livorno, si arrivò al sequestro - con la collaborazione dell’Ufficio delle Dogane - di 215 chili di cocaina che erano nascosti in alcune casse di ananas stipate in due differenti container. Il 23 maggio successivo, Salvatore Ponzo fu poi ucciso a colpi d’arma da fuoco a San Josè (in Costarica) mentre si trovava, insieme alla compagna, nei pressi dell’ambasciata italiana. L’indagine avrebbe permesso di accertare che si stessero organizzando almeno altre due importazioni di stupefacente, di un quantitativo imprecisato, di cui una sarebbe andata a buon fine. Le investigazioni sono state eseguite in collaborazione con la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, del Servizio Centrale Operativo della Polizia e del Servizio per la Cooperazione internazionale, che hanno permesso un costante coordinamento con i colleghi spagnoli. Così, nei confronti dei due italiani a Barcellona, i magistrati hanno emesso un Mandato di Arresto Europeoeseguito -contestualmente all’esecuzione delle catture - dalla Guardia Civil proprio insieme al personale della mobile lombarda e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Durante l’esecuzione dell’arresto sono scattate anche numerose perquisizioni sia a carico dei destinatari che di persone ritenute a loro legate a vario titolo.

In questa circostanza, sono stati ritrovati circa 28 Kg di hashish, altri 1,7 di cocaina, ma anche due pistoleclandestine, un silenziatore per arma corta e 18 cartucce. Il tutto era in possesso di un’altra persona, Santo Tucci, considerato appartenente al gruppo degli importatori, già detenuto in regime di semi libertà e per gli inquirenti uno dei vertici del clan dei “Cursoti milanesi”. L’uomo è tra l’altro gravato da precedenti per associazione di tipo mafioso, per delinquere, finalizzata al traffico di stupefacenti, plurimi omicidi, rapina, ricettazione, evasione e violenza privata. L’operazione, come dicevamo, è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Milano che ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del capoluogo Lombardo, Emanuela Cannavale, su richiesta del Sostituto Bruna Albertini, e dell’Aggiunto Alessandra Dolci della Dda.

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