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Inchiesta sul caro estinto, nei guai anche il cappellano del Santa Corona

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Savona. Due imprenditori di agenzie funebri e un addetto all’obitorio dell’ospedale Santa Corona di Pietra arrestati per concorso in corruzione, ma gli sviluppi dell’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Finale Ligure e dal pm Claudio Martini hanno rivelato che tra gli altri tre indagati figura anche don Carmelo Galeone, cappellano dell’ospedale. Lo rivela La Stampa/Il Secolo XIX in edicola.

A tirarlo in ballo ci sarebbe l’intercettazione di una telefonata con Vincenzo Brancati (l’addetto della Ma.Ris. finito in carcere su ordine del gip Fiorenza Giorgi) nella quale il prete sosterrebbe l’esistenza di un suo credito di 150 euro proprio con Fabio De Giovanni, titolare delle imprese pompe funebri Liguri di Borghetto, arrestato martedì insieme al collega di Pietra Ligure Carlo Quaranta (indagato anche il padre Giovanni).

Secondo il castello accusatorio si tratterebbe di una presunta richiesta del prelato in cambio dell’informazione di nuovi defunti arrivati in obitorio. Ipotesi peraltro, tutta da verificare. «Non ho nulla da dire» si è limitato a sottolineare ieri pomeriggio il cappellano, dopo aver confermato l’iscrizione nel registro degli indagati. Sulla posizione del prete, però, gli inquirenti sono ancora al lavoro.
Qual è l’origine di quel debito? Una mazzetta o forse qualcos’altro? Già oggi, nel corso degli interrogatori di garanzia in remoto dal carcere di Marassi dove sono stati rinchiusi, i tre arrestati potrebbero chiarire la loro posizione e soprattutto l’eventuale ruolo di don Carmelo nella vicenda. L’inchiesta sarebbe scattata in seguito ad alcuni esposti.

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