Il mastino, il direttore e le barriere invisibili sul Teiro

Ferrari Innovations

“Il Mastino” è un soprannome impegnativo. Soprattutto se confermato dalla scoperta dell’elicoidale sul Polcevera che rischia la stessa fine del ponte Morandi. E vieppiù se “Il Mastino” è a capo degli ispettori ministeriali che mette le mani nelle carte e nelle corde profonde della Società Autostrade I Tronco di Genova Sampierdarena. Una figura temibile per molti aspetti, dalla quale, per altri, è lecito aspettarsi decisioni importanti, provvedimenti costosi, interventi risolutivi. Oltre che rigidi controlli e sanzioni salate. Chissà. Con vaste competenze territoriali e pieni poteri ispettivi. Ministeriali pure questi. Un super-esperto incaricato di spaziare tra Savona e Sestri Levante in Riviera, e tra Voltri e il Piemonte sull’asse nord-sud, ha senz’altro un compito arduo. Nel mirino sono decine di viadotti e numerose gallerie. Da ristrutturare, sistemare, assolutamente da mettere in sicurezza. E i primi, sostanziosi, effetti della “cura Mastino” sono già visibili. Verifiche al laser per i tunnel, carotaggi continui sui piloni e sugli impalcati di numerosi ponti autostradali, cantieri aperti rapidamente ovunque. E, naturalmente, interruzioni, deviazioni di carreggiata, spesso lunghe code per chi transita sulla A10, A12, A26, per consentire rilievi accurati e piena libertà per le squadre dei tecnici. E, in caso di incidenti, i blocchi sono totali.

E’ lo sviluppo di un programma assolutamente inedito, e di grande impatto psicologico positivo per i cittadini che finalmente vedono qualcosa muoversi sul piano della prevenzione e della sicurezza generale. A poco più di trenta chilometri a ovest di Genova, tuttavia, ci sono due viadotti che non hanno soprannomi altisonanti. Anzi: in direzione Genova (datato 1957) e in direzione Ventimiglia, banalmente si chiamano tutt’e due Teiro, dal nome del torrente che vi scorre sotto. Sono in territorio di Varazze, primo comune ad est della provincia di Savona. Coordinate puntigliose importanti, in quanto i viadotti Teiro sembrano ormai diventati… invisibili. Ecco un soprannome possibile: “Gli invisibili”. Un po’ come le persone che abitano nei pressi dei due ponti. Tante, ma invisibili pure loro. Verificano la staticità dei manufatti? Qui ce ne dobbiamo stare da quelli “periodici” che molti considerano ormai insufficienti. Controllano dopo i distacchi – paurosi – di pezzi di cemento? Qui basta qualche rappezzo notturno con il carro-ponte. C’è il rischio reale di caduta di materiali dalla carreggiata? I varchi tra le scarse griglie e le ringhiere rimane aperto, come non fosse mai avvenuto nulla. Invece, quasi tre mesi orsono, ad esempio, un tondino di ferro è piombato come una ghigliottina sulla cancellata di una residenza protetta, e poteva essere una strage. Chiedere un’ispezione accurata da parte del ministero, sarebbe troppo scontato. Chiedere interventi risolutivi per garantire la minima sicurezza, quasi inutile. Domandare un’attenzione, una cura complessiva, una velleità. E gli ispettori? E “Il Mastino”? Desaparecidos. Sparsi per la Liguria e verso il Piemonte. Chissà se decideranno mai di fare un sopralluogo anche qui… nei territori di frontiera.

Ma c’è di più. E di più grave. Sulla vicenda riguardante la sostituzione delle barriere fonoassorbenti (e protettive) su un lungo tratto tra Savona e Genova, la richiesta della gente che abita attorno ai viadotti Teiro, è stata precisa: chiediamo con forza l’installazione di barriere protettive sull’intera tratta dei due viadotti. Unici in Liguria a non esserne mai stati dotati. L’ordine del magistrato penale che ha imposto di sostituire le barriere già esistenti con altre a norma, è stato perentorio. Non c’entra nulla con le ispezioni ministeriali, ma sembrava un’occasione anche per noi, abbiamo pensato. Ma evidentemente, sostituire non significa metterne di nuove, anche se servissero. E il ministero dei Trasporti appare irremovibile. Nonostante segnalazioni, proteste, appelli. Quelle barriere sul Teiro non s’hanno da fare. Né ora, né forse mai. Un accanimento al ribasso che non ha eguali. Lo sta verificando lo stesso direttore di Tronco, Mirko Nanni il quale, presa a cuore personalmente la vicenda dei viadotti di Varazze, ha proposto ai burocrati ministeriali di voler fare installare autonomamente e a spese della Concessionaria, le barriere sui due viadotti, al di là di ogni misurazione del rumore, al di là di ogni disposizione generale, oltre ogni ragionevole – e irragionevole – dubbio. E anche lui sta trovando lo stesso muro di gomma sul quale ha già cozzato frontalmente e amaramente chi abita sul tracciato autostradale. C’è solo da chiedersi quale sia il disegno complessivo in grado di produrre tali deludenti risultati. E, per noi, continuare a pregare nelle veglie di quartiere, invocando la benedizione del nostro Vescovo diocesano, come ha giustamente consigliato un padre di famiglia del nostro comitato.

Angelo Verrando

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