Giro di vite della guardia di finanza contro i furbetti dell'Isee

Le verifiche sono indirizzate anche per difendere l’equità sociale nella redistribuzione delle risorse pubbliche a sussidio dei nuclei familiari

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Albenga. L’articolo è il 316 ter del Codice penale, ovvero l’indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Il comando della Guardia di Finanza di Albenga ha stretto ulteriormente la morsa per smascherare i furbetti che denunciano redditi inferiori per ottenere l’accesso agevolato o gratuito, ad esempio, agli asili nido, alle mense scolastiche, alle borse di studio o alle rate universitarie da pagare. Severi i controlli effettuati dagli uomini dal capitano Angela Crisci da Borghetto Santo Spirito ad Andora. A finire nel mirino sono le cosiddette “prestazioni sociali agevolate”, ovvero quelle prestazioni concesse da enti pubblici a persone con specifici profili reddituali. Già diversi i casi emersi nelle ultime settimane. Le violazioni sono per lo più di carattere amministrativo, ma in casi gravi scattano anche le denunce penali alla magistratura. Altrettanto incisivi sono i controlli sulla spesa sanitaria. A finire nel mirino sono quei soggetti che tentato di ottenere l’esenzione del ticket sanitario indicando dati non veritieri, percependo quindi indebitamente erogazioni ai danni dello Stato. Con l’ausilio delle banche dati in uso alla guardia di finanza inoltre l’attività di indagine è stata intensificata anche per scovare coloro che hanno volontariamente omesso di inserire nelle certificazioni dell’ISEE alcuni dati reddituali. Vengono passati al setaccio i documenti di soggetti sia italiani che stranieri che vivono nel territorio di competenza del comando albenganese delle fiamme gialle. In alcuni casi sono emerse situazioni anomale ovvero di soggetti che avevano redditi ben oltre la soglia prevista che quindi non avevano alcun diritto di ottenere il patrocinio a spese dello Stato.

Le verifiche sono indirizzate sia per la tutela degli interessi finanziari degli Enti erogatori sia, soprattutto, per difendere l’equità sociale nella redistribuzione delle risorse pubbliche a sussidio dei nuclei familiari che versano concretamente ed effettivamente in condizioni economiche meno favorevoli di altri.

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