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Il Tribunale del Riesame: «Il reato contestato per l’assenza di ispezioni, l’elusione dei controlli e le falsità sugli stralli». Sarebbero stati risparmiati 140 milioni in manutenzioni: «Senza scrupoli»

Genova. Le nuove accuse arrivano sulla base dello sviluppo delle indagini sulle barriere fonoassorbenti pericolose che hanno portato a scoprire come gli ex vertici di Aspi abbiano voluto risparmiare sulla manutenzione della rete per accrescere gli utili del gruppo Atlantia, abbiano falsificato atti per nascondere i mancati restyling e fossero consapevoli del pericolo. Attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

I magistrati del Riesame scrivono delle responsabilità per aver «artatamente inquadrato come intervento locale il progetto di retrofitting del ponte, eludendo i controlli, avallando affermazioni false, quali la premessa tranquillizzante delle “continue attività di controllo e monitoraggio”, che invece erano estremamente lacunose, e “lo stato discreto” degli stralli e di alcune pile, smentito dagli atti».

«Questa contestazione – spiegano dalla Procura non significa che hanno volutamente fatto crollare il viadotto ma che hanno messo insieme una serie di comportamenti dolosi come la mancata manutenzione o la realizzazione di falsi verbali, tali da portare al crollo dello stesso». E il reato doloso, rispetto a quello colposo, ha pene molto più severe. «Si rischia un massimo di dodici anni contro i cinque del reato colposo», viene precisato. «Ovviamente le formalizzazioni della Procura potrebbero essere poi cambiate dai giudici in sede di processo», viene spiegato.

Secondo i giudici, il responsabile delle manutenzioni cercava di risparmiare sulle stesse per lucrarci. Sarebbe successo un po’ per tutte le infrastrutture di Autostrade sulle quali ha puntato i riflettori la magistratura: ponte Morandi, viadotti, gallerie e barriere fonoassorbenti.

La scorsa settimana dall’analisi delle carte del tribunale del Riesame era emerso come la Procura contestasse anche il reato di falso. Anche questa nuova imputazione – così come il crollo doloso – è stata messa nera su bianco dei giudici nello spiegare perché le intercettazioni telefoniche effettuate proprio nell’indagine per il viadotto crollato siano rilevanti anche per le barriere fonoassorbenti, filone di inchiesta, quest’ultimo che nei giorni scorsi aveva portato agli arresti domiciliari l’ex Ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, l’ex direttore delle operazioni centrali di Aspi Paolo Berti, Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi, e Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi. Gli ex vertici di Autostrade secondo l’accusa avevano messo in atto falsi rapporti per nascondere «l’assenza di reali ispezioni» e per «nascondere la sottovalutazione dei reali vizi accertabili».