Doccia fredda per i balneari, la Corte Costituzionale non lascia spazio d'azione alle Regioni

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La Corte costituzionale non lascia spazio alle Regioni per individuare caratteristiche degli stabilimenti balneari che possano interferire con l’ormai imminente liberalizzazione delle concessioni. Lo si legge sul quotidiano economico "Il Sole 24 ore" oggi in edicola.

Da anni tutte le Regioni cercano di differenziare le imprese turistico-balneari titolari di concessioni, prevedendo specifiche agevolazioni, riconoscimenti, punteggi che possano in qualche modo facilitarne la competitività nell’apertura al mercato europeo (direttiva Bolkestein). Con il gennaio 2021, infatti, il settore si aprirà alle gare comunitarie e chi intenda gestire il demanio marittimo dovrà guadagnarsi la concessione vincendo una gara. La Regione Liguria, con propria legge 25/2017 (oggi dichiarata incostituzionale con sentenza 221/2018) ha tentato di accreditare le imprese balneari liguri come elemento del patrimonio storicoculturale e del tessuto sociale della Regione.

Con la stessa norma, la Regione aveva previsto un «marchio di qualità» a tutela delle imprese balneari. Infine, interveniva sulla nozione di «avviamento» dell’impresa balneare, valorizzandone l’importo economico. Il giudice delle leggi ha ritenuto violati i principi di concorrenza, perché l’Unione europea impone il rispetto di principi di competitività e libertà di stabilimento (si veda anche, nello stesso senso, il Sole 24 Ore dell’8 giugno su una legge della Regione Abruzzo): se una legge regionale incide sulle modalità di scelta del concessionario, limitando una gara, danneggia la concorrenza. Inoltre, poiché altre imprese eventualmente concorrenti non potrebbero ottenere il riconoscimento di «modello tipico di insediamento balneare ligure», sarebbe alterata la par condicio tra aspiranti concessionari.

È anche contrario alla libera concorrenza il riconoscimento del ruolo sociale, economico, turistico, storico e culturale delle imprese balneari locali, con la conseguenza che non può essere riconosciuto un «marchio di qualità». In sintesi, la Corte elimina un altro tentativo di riconoscere particolare qualità alle imprese balneari esistenti, accordando preferenze. Nelle prossime settimane, la Corte pubblicherà la sentenza sulla legge ligure 26/2017 (sulla durata trentennale delle concessioni balneari): è agevole prevedere una censura anche in questo caso.

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