IO CONFESSO. Pentito di aver asportato un portafoglio

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La citazione di un famoso film di Hitchcock sembra perfettamente appropriata all’episodio accaduto alla Polizia Municipale di Pietra Ligure. Il Parroco della comunità pietrese conferiva con un Ufficiale della nostra Polizia Municipale in seguito ad una visita in Basilica di un cittadino, pentito per aver asportato da un portafoglio momentaneamente trascurato su un bancone di un esercizio commerciale pietrese, una consistente somma di denaro. Qui entrano in gioco una serie di norme complicatissime basate sia sul diritto ecclesiastico, sia sulla procedura penale italiana. La Polizia Municipale che comunque deferirà l’accaduto alla Magistratura di Savona, informa che il Codice di Diritto Canonico stabilisce che il sigillo proibisce al confessore di far uso o avvalersi delle conoscenze acquisite e che gli accordi tra la Santa Sede e la Repubblica italiana del 1984 (Concordato) stabiliscono che “gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. Tale principio è stato codificato nell’art.200 del cpp che disciplina il segreto professionale, riconoscendo ai ministri di confessioni religiose un particolare statuto atto ad astenersi dagli obblighi a deporre o a riferire all’autorità giudiziaria. Il singolare avvenimento è comunque oggetto d’indagine da parte della Polizia Municipale, anche solo per rintracciare il detentore del denaro e per questo motivo gli Uffici non si sbilanciano sul luogo e l’ammontare del furto avvenuto con destrezza, ma con repentino pentimento da parte del ladro. Nel frattempo il denaro è stato sequestrato dalla Polizia Municipale e la sua restituzione sarà legata ad un particolare nulla-osta da parte dell’Autorità Giudiziaria.


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