Terremoto in Messico: almeno 217 i morti, tra i quali 21 bambini della scuola primaria

Il numero delle vittime è destinato ad aumentare dopo il terremoto di magnitudo 7.1, con epicentro a 120 Km da Mexico City, che ha fatto crollare edifici ed ucciso almeno 217 persone.

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Mexico City è stata colpita martedì da un potente terremoto che ha ucciso almeno 217 persone e fatto crollare edifici nella capitale.

La stima dei deceduti, annunciata brevemente dal Ministro degli Interni, è continuata ad aumentare durante l’incessante lavoro nella notte tra le macerie, con la notizia della morte di 21 bambini rimasti coinvolti nel crollo di un edifico della scuola primaria.

Il terremoto di magnitudine 7.1 è sopraggiunto nell’anniversario di quello devastante del 1985 che causò grande devastazione e morte a Città del Messico.

Questo evento sismico sopraggiunge anche a distanza di due settimane da un altro terremoto che ha ucciso 90 persone a sud della città.

Il potente terremoto ha colpito diversi stati nel centro del Paese, facendo scappare nelle strade in preda al panico migliaia di persone.

Tony Gali, governatore di Puebla, ha detto che nella città di Cholula i campanili della chiesa sono crollati.

Il Sindaco Miguel Angel Mancera ha riportato il crollo di edifici in 44 zone di Mexico City, dove più di 50 persone sono decedute ed in alcuni casi sono anche divampati incendi.

Il Segretario degli Interni Miguel Angel Osorio Chong ha fatto sapere che la squadra dei soccorsi sta lavorando senza sosta con pale e picconi per liberare la gente ancora intrappolata sotto le macerie. «Ci sono degli edifici dove è molto probabile che vi siano persone intrappolate. I soccorsi stanno procedendo con molta cautela» quanto dice il segretario degli interni, aggiungendo che è necessario più personale per i recuperi.

Caos per le strade di Mexico City, con il traffico in tilt e le ambulanze che cercavano di farsi strada per raggiungere i feriti.

Centinaia di civili si sono prestati alle operazioni di ricerca delle persone che potrebbero essere ancora intrappolate.

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