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Maltempo sul Nord Italia del 2-3 ottobre: analisi dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

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Nei giorni scorsi il Nord-Ovest è stato interessato dal maltempo, particolarmente colpite le regioni di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.

Tra il 2 e il 3 ottobre 2020 il Nord Ovest è stato interessato da un’intensa fase perturbata, che ha coinvolto in particolare Liguria e Piemonte, dove sono stati misurati valori di pioggia senza precedenti in regione.

In Liguria, a differenza di altre occasioni, i principali problemi sono stati causati da precipitazioni diffuse dovute all’effetto Stau (l’aria calda e umida, obbligata dalla presenza dei monti a innalzarsi, si raffredda, condensa e precipita al suolo), e non da temporali forti, organizzati e stazionari.

La centralina che ha registrato la cumulata massima è stata Poggio Fearza, nell’imperiese, con 394mm in tutto l’evento, 389.8mm/24 ore e 325mm/12 ore. E – a conferma della mancanza di veri e propri nubifragi a cui la regione purtroppo è abituata – la massima intensità oraria nell’imperiese è stata di 57.6 mm a Passo Ghimbegna.

Sono state 10/12 ore con cumulata oraria continuativamente compresa fra 20 e 50 mm a far esondare diversi torrenti: gli effetti più intensi al suolo sono arrivati nel bacino del Roya, cresciuto di oltre 7 metri ad Airole, ultimo valore misurato prima che la furia delle acque strappasse la strumentazione.

Ma non sono stati solo pioggia e fiumi a creare apprensione: le raffiche di vento sono arrivate a 190.4 km/h a Fontana Fresca, sopra Sori (GE), e la mareggiata ha sterzato la costa ligure per due giorni, con onde fino a 8 metri e periodo (l’intervallo fra un’onda e l’altra) salito a 10 secondi.

Il Piemonte è stato interessato da precipitazioni eccezionali per intensità che hanno interessato l’intera regione, con particolare insistenza nelle zone dell’alta val Tanaro, biellese, vercellese e nel verbano. La fase di maltempo ha avuto nella giornata del 2 ottobre le precipitazioni più intense, in particolare sul settore settentrionale della regione e al confine con la Liguria nell’alta val Tanaro. Durante la giornata del 3 ottobre le precipitazioni hanno ulteriormente coinvolto il verbano con valori puntuali significativi.

I valori registrati rappresentano a livello di stazione più del 50% della precipitazione media annuale; a livello del bacino del Po chiuso a Ponte Becca (PV), ovvero prendendo in considerazione tutto il bacino idrografico con Ticino Svizzero e Valle d’Aosta il contributo totale sui 4 giorni, circa 150 mm, rappresenta oltre il 15% circa della precipitazione totale annua.

Le intense precipitazioni hanno generato sui corsi d’acqua del reticolo principale e secondario della ragione, onde di piena che, nei bacini del Toce e del Sesia, hanno superato i livelli di riferimento storici della piena dell’ottobre 2000 e sull’Alto Tanaro quelli del novembre 2016. In generale gli incrementi di livello sono stati repentini e, anche nelle sezioni di chiusura di bacini estesi, il colmo si è raggiunto in 12 ore.

Nel bacino del Toce, sono stati superati i livelli di pericolo lungo tutta l’asta principale che, a Candoglia, ha raggiunto i 9,34 m superando il precedente record del 2000 di 9,16 m.

Il fiume Sesia, da monte a valle, ha raggiunto livelli mai registrati da quando esistono le stazioni automatiche. La piena è risultata abbondantemente superiore sia a quella del 2000 che del 1993 ed ha avuto una magnitudo paragonabile alla maggiore piena storica degli ultimi 100 anni verificatasi nel 1968.

Nei settori meridionali, in particolare nell’Alto Tanaro, si sono avuti incrementi molto repentini e significativi sia lungo l’asta principale del Tanaro che sul reticolo secondario. In particolare agli idrometri di Ponte di Nava e Garessio sono stati superati i valori storici del 2016, rispettivamente 5,32m e 5,93m contro 4,67m e 5,19m del 2016. Anche il reticolo secondario ha fatto registrare valori di livello eccezionali, in particolare il Torrente Vermenagna e il Corsaglia.

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