La notte dello sport

Una crisi senza precedenti per tante discipline sportive: quali le cause?

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Ci sono immagini che testimoniano, meglio di ogni parola, la crisi dello sport savonese che, per quanto possano dichiarare cifre e statistiche, non ha mai vissuto una fase così acuta. Dovuta premessa a quanto segue è che quella di Savona non è l’unica provincia a fare i conti con una crisi di vocazione che ha investito soprattutto le nuove generazioni.

La sensazione è che, come testimoniano i commenti che seguono, che lo sport, in un periodo di grande disoccupazione come l’attuale, è visto più come un’opportunità di far soldi che un piacere per il fisico e la mente.

L’analisi della crisi può partire dalle dichiarazioni di Marco Mura, preparatore tecnico del Cus Savona e che ha visto anno dopo anno peggiorare la crisi della disciplina regina dello sport: "Sono i risultati a parlare chiaro, in chiave nazionale. Gli anni ruggenti dell’atletica leggera, iniziati con Mennea e la Simeoni e proseguiti con il momento d’oro del mezzofondo azzurro, sono ormai un ricordo. L’Italia, nelle grandi manifestazioni, è ormai una comparsa e la colpa non è certo dei tecnici, che fanno quello che possono, a volte più di quello che possono". Prosegue amareggiato Mura: "La realtà è che praticare atletica leggera è un sacrificio che i nostri ragazzi non vogliono affrontare, perché immersi in tante comodità. E poi non c’è un ritorno economico che per molti ragazzi rappresenta il bisogno primario. Purtroppo credo che questa lunga notte non sia destinata a finire tanto rapidamente".

Le palestre del pugilato sono oggi la cartolina più eloquente della crisi dello sport ligure, savonese in particolare. A frequentarle sono soprattutto ragazzi provenienti da altri Paesi che nello sport cercano un rifugio, a volte un riscatto da tante sofferenze: "Sono tanti gli stranieri che si allenano nelle palestre della provincia - afferma Roberto Bracco, ex pugile professionista - con la speranza di poter tirare su qualche soldo, una volta ottenuto qualche successo. Purtroppo i ragazzi italiani, spesso per colpa dei genitori, credono che il pugilato sia uno sport fuori moda soprattutto perché non entrano quattrini. Sicuramente non è diseducativo come molti purtroppo credono".

Piange anche il ciclismo: l’età d’oro dei talenti savonesi, culminati con Mirko Celestino, sembra ormai un ricordo. Angela Gaibisso, tecnico dell’Uc Alassio, vede nubi sempre più nere nel futuro delle due ruote: "Tanti sono le cause della crisi del movimento, ad iniziare dalla paura che molti genitori hanno nel vedere il loro figlio in bici lungo le strade della provincia. Ma poi c’è anche il fatto, inutile nasconderlo, che il ciclismo non ti garantisce guadagni, almeno nell’immediato. E oggi questo fattore conta".

Dove invece la speranza di tirar su un bel gruzzoletto è tutt’altro che remota è nel tennis. I circoli savonesi, ed in particolare il Tc Loano ed il Tc Finale, hanno sfornato recentemente giovani di valori, ma capire quali possono essere i loro traguardi è ancora molto prematuro. La crisi dello sport savonese investe poi gli sport di squadra come pallacanestro e pallavolo dove sembrano lontani i periodi d’oro. Aldo Lupi, allenatore dell’Ospedaletti e profondo conoscitore del pallone a spicchi commenta: "Per una società i costi sono in continuo aumento, anche per poter sostenere un campionato regionale. Conforta il fatto che molti giovani, soprattutto nel ponente, pratichino questo sport, anche se poi molti si arrendono man mano che passano le stagioni".

Un quadro dunque poco edificante per lo sport savonese che cerca comunque di galleggiare grazie alla passione di dirigenti, allenatori, tecnici. Ma in una società dove soprattutto i giovani sono alle prese con lavori saltuari (e quindi senza la possibilità di organizzarsi il proprio tempo libero) è difficile emergere nello sport, soprattutto in quelle discipline minori, sempre più maltrattate soprattutto dalla televisione di Stato che, soltanto per fare un esempio, da quest’anno non trasmette più il campionato di pallanuoto.

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