Ma quanta strada han fatto i campioni ponentini nell’ultimo mezzo secolo

Da Vittiglio a Manfredi, passando per Fortunato e Celestino

  • Guglielmo Olivero
  • 1 min e 34 sec (236 parole)
  • Sport
  • ciclismo
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Quanta strada ha fatto Bartali, recita la canzone, ma quanta strada han fatto anche i ponentini in bicicletta regalando emozioni, gioie, sorrisi. E’un album dei ricordi che spazia per oltre cinquant’anni se si pensa che Bruno Vittiglio, albenganese, vinse una tappa della Tirreno-Adriatico nei primi anni ‘70, unica corsa, gli ricordano ancora oggi, della quale non esiste una foto o immagine perché quel giorno c’era lo sciopero dei giornalisti. Vittiglio, che perse un Laigueglia perché ad Andora trovò il passaggio a livello chiuso (a quel tempo non c’erano le neutralizzazioni) ha corso negli anni in cui anche Bruno Zanoni, adesso apprezzato albergatore di Laigueglia, era un asso delle due ruote anche se, per il grande pubblico, lui è noto per la contesa della maglia nera, riservata all’ultimo in classifica del Giro d’Italia.

Poi negli anni ‘80 fu il tempo di Roberto Fortunato, alassino, campione del mondo nel quartetto della cento chilometri a squadre, una splendida disciplina che fu poi cancellata dal panorama delle due ruote. E poi ecco arrivare Mirko Celestino, campione due volte, una con la bici tradizionale con la quale ha vinto tra l’altro il Giro di Lombardia e poi l’amore per la mountain bike della quale oggi è apprezzato commissario tecnico.

E adesso il testimone passa a Samuele Manfredi, che nella categoria Juniores ha tutte le carte in regola per diventare un futuro campione. Molti scommettono su di lui. E sicuramente hanno ragione.

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