Bruno Zanoni, il Giro Rosa della Maglia Nera

Bruno Zanoni ha partecipato non soltanto al Giro, ma anche alle Grandi Classiche.

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Da un paio d’ore la Rai ha iniziato la cronaca diretta della prima tappa del Giro d’Italia numero 100 e verso le 17 sapremo chi sarà il primo corridore ad indossare la maglia rosa nell’amata terra sarda. Non ci sarà invece la maglia nera che, quando il Giro era ancora più raccontato dalla radio che dalla scatola magica, era indossata dall’ultimo della classifica generale. Il bello, a dimostrazione di come i tempi (ed anche le persone) sono cambiati è che non si faceva nulla per evitarla ed anzi si lottava per lei.

E tra i corridori che hanno contribuito a creare la leggenda di questa maglia, uno abita nel ponente ligure, a Laigueglia, e con la sua innata simpatia torna volentieri su quegli anni: Bruno Zanoni.

Da oggi, come tanti amanti della bici, rivoluzionerà la sua agenda quotidiana per essere davanti al video nei momenti decisivi del Giro: "Un’edizione numero 100 - afferma il corridore di Laigueglia e di chiara origine bergamasca - che parte con il dolore per la scomparsa di Michele Scarponi. Una tragedia immensa. Credo che comunque sarà un bel Giro, e peccato che non sfiorerà la Liguria". E la maglia nera? "Era una vera e propria istituzione, non veniva vista come un’offesa per chi la indossava. Ma sapete che in tanti spettatori presenti sulla strada era cercata come la maglia rosa? Io e chi lottava per tenersela ben stretta ci marcavamo per accumulare il più ritardo possibile, con l’avvertenza di non superare il tempo massimo e tornare a casa. E poi dovevamo pur rispondere ed aiutare i nostri capitani".

Bruno Zanoni ha partecipato non soltanto al Giro, ma anche alle Grandi Classiche: "Le Corse Monumento come amano chiamarle i telecronisti. Che fatica ragazzi, che fatica alla Parigi-Roubaix con quel pavè. Non vedevo l’ora di arrivare. Ma spesso non vedevo l’ora di vedere la mia ammiraglia, arrendermi, e sedermi in macchina".

Bruno ha lasciato il testimone al figlio Matteo che si è già fatto onore in diverse corse: "I primi tempi si allenava con me. Poi si è accorto che ci metteva una vita per scalare un ponticello. E allora mi ha lasciato. Del resto ha ragione. Sulle salite anche la mia ombra ormai mi stacca…".

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