Quanta strada avrà fatto Bruno Vittiglio

Albenganese, è stato un corridore professionista che negli anni ‘70 ha corso insieme a grandi campioni come Gimondi, Motta, Adorni, Eddy Merckx.

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Lo puoi trovare nel centro storico di Albenga o sul viale alberato circondato ancora da chi, quarant’anni dopo, ricorda le sue gesta, ma anche la tanta sfortuna che lo ha accompagnato nella carriera ciclistica.

Bruno Vittiglio, albenganese, è stato un corridore professionista che negli anni ‘70 ha corso insieme a grandi campioni come Gimondi, Motta, Adorni e naturalmente un certo Eddy Merckx.

Il suo momento di gloria è coinciso con una vittoria, nel 1972, alla Tirreno-Adriatica, tappa di S.Benedetto del Tronto, che è anche il riassunto del suo personale conflitto con la sfortuna: "Avevo alzato le mani al cielo, tagliato il traguardo, perché tutti potessero applaudire davanti alla televisione, allora c’era soltanto la Rai, due canali in bianco e nero. Una volta conclusa la fatica attendevo di vedere, come ogni giorno, i telecronisti a fare domande, chiedere della corsa. Non vidi nessuno e soltanto in quel momento appresi che era stato proclamato uno sciopero improvviso. Sapete che di quella corsa non esiste neppure un’immagine?".

E avrebbero voluto tanto vedere quel successo papà Severino e mamma Maddalena che restano sempre nel suo cuore, insieme alla sua adorata moglie, Maria Rosa scomparsa troppo prima del tempo: "Lutti che mi hanno segnato, perché mi han fatto sentire solo, soprattutto dopo un mestiere in cui eri a contatto continuo con la gente, con i tifosi. Mi resta la sorella Franca, una vera e propria appassionata di sport. Lei segue il ciclismo più di me, e non soltanto le due ruote, sa tutto di calcio ad esempio".

Un altro momento che ha segnato la carriera di Bruno è il Trofeo Laigueglia, che, per colpa di un treno, è fuggito via: "Avevo un bel vantaggio a pochi chilometri dall’arrivo. Ma, ad Andora, trovai le sbarre chiuse, con un treno fermo in mezzo ai binari. Mi fermai, al contrario dei miei inseguitori che invece, salirono e scesero con le bici dal treno. Oggi questo, con i nuovi regolamenti, non accadrebbe. Ma purtroppo allora le cose andavano diversamente".

Una volta terminata la carriera agonistica, a fine anni ‘70, Bruno si è staccato dal ciclismo rifiutando anche di partecipare a convegni nei quali era invitato. Come volesse cancellare una carriera che è stata meno brillante di quello che meritava. E se è vero che la dea bendata prima o poi si deve mettere alla pari con chi non ha seguito, allora Bruno ha davanti a se una vecchiaia bellissima.

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