Il grande Pietro colpisce ancora

Il tecnico del Finale autore di un’altra grande impresa.

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Finale Ligure. Parli di calcio con Pietro Buttu e, in un paio di minuti, comprendi di non avere davanti un tecnico qualsiasi, ma qualcosa di più. E chi ha avuto modo, negli anni, di conoscere Pietro prima come giocatore e poi come allenatore sa benissimo che lui poteva pretendere molto di più, se paragonato a mister di sodalizi professionisti. Ma lui non ha mai voluto abbandonare i luoghi nei quali è cresciuto e saldato amicizie importanti.

Quando giocava nell’Albenga ed era militare in servizio in una caserma del Sud faceva coincidere i permessi con le partite più importanti dei bianconeri. Venti ore di treno, tra andare e tornare, per giocare novanta minuti e fornire il suo contributo. Da allenatore Buttu si è superato coltivando legami importanti come quello di Sannino, tecnico che ha diretto diverse compagini di A e poi si è trasferito anche nella Premier.

Buttu, nell’anno in corso, aveva il compito di salvare il Finale nella D, e molti pensavano che l’impresa fosse impossibile. Ma quelli che hanno scommesso contro forse non conoscevano ancora la grinta di questo eterno ragazzo che, con la sua passione e la sua professionalità, ha costruito, domenica dopo domenica, una grande impresa fino ad arrivare, con l’ultima vittoria esterna, al mantenimento della categoria: "Il calcio è una passione, qualcosa che ti entra dentro e non riesci più a separarti. Il segreto di ottenere buoni risultati sta sempre nell’instaurare buoni rapporti con la squadra, conoscere i problemi dei singoli, sapere dire la parola giusta al momento giusto". E Pietro, che si è creato tanti estimatori anche in questo campionato, sa come lavorare. Sapendo di essere sempre, dentro e fuori del campo, semplicemente se stesso.

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