L’arrampicata sportiva a Finale Ligure, storia di un pioniere

L’arrampicata sportiva è ad oggi una delle principali attività che caratterizza il nostro territorio, per la bellezza dei paesaggi e per la maestosità delle rocce che li compongono.

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L’arrampicata sportiva è ad oggi una delle principali attività che caratterizza il nostro territorio, per la bellezza dei paesaggi e per la maestosità delle rocce che li compongono. Le pareti di calcare che si erigono ci hanno donato linee di notevole splendore per tutti i gradi di difficoltà. Attualmente la zona del finalese è diventata meta di numerosi amanti della scalata che giungono da tutto il mondo per ammirare e testare le loro capacità su queste rocce, caratterizzate da un calcare unico nel mondo chiamato Pietra del Finale, che ha messo alla prova numerosi atleti esperti, ingaggiandoli con la sua difficoltà!

Negli anni sono state rinchiodate e trovate nuove linee grazie all’impegno e alla dedizione di alcuni veterani. Un pioniere delle nostre zone ci racconta la sua storia, dall’approccio alla scalata nei primi anni ’80 fino ad oggi, attraverso la sua esperienza e le amicizie che negli anni si sono consolidate in vece della passione per questo sport. A lui dobbiamo la realizzazione di molte vie e la scoperta di falesie nuove, nonché la sicurezza garantita in seguito alla richiodatura di tiri storici!

Renato Delfino inizia a scalare nel 1984, quando le rocce di Finale Ligure non erano ancora conosciute da molti. In quegli anni il turismo di massa era convogliato sulla costa, ma lui insieme ad un gruppo di amici si addentrava nell’entroterra andando a scoprire luoghi fino ad allora ignorati. Tra i primi che con lui si sono avventurati sulle rocce ricordiamo Roberto Armando (che ha realizzato Belgarath, 8b situato nel grottino del bric grigio, nel 1989), Lorenzo Cavanna ( valente guida alpina del ponente ligure) che ha apportato il suo contributo nella chiodatura della grotta strapatente, sul bric grigio e nella zona di Perti, i coniugi Piero e Maria Pia Ambrosetti, l’esperto scalatore Guido Cortese, Daniele Brignone (maestro ed allenatore di sci, nonché padre di una delle nostre stelle dello sci alpino, Federica Brignone) e Vincenzo Mazzucco. Successivamente Renato stringe amicizia con Andrea Gallo, una delle personalità che ha scandito un’epoca nella storia della scalata finalese e che tuttora apporta il suo contributo con la realizzazione delle principali guide di arrampicata sportiva di Finale Ligure e delle zone limitrofe. Valente scalatore professionista, editore, fotografo e video reporter Andrea ha scoperto linee di difficile ingaggio, ricordiamo Hyaena (8b all’alveare, 1985), Ombra (Rocca di Perti settore scimmiodromo, 8b+ 1987), Radical Chic (settore centrale di Monte Cucco, 8a).

Nel 1987 Renato Delfino inizia la sua attività di «chiodatore» di falesie, inizialmente si dedica a mantenere in sicurezza vie già esistenti, rispettando la linea originale, insieme ai suoi amici (tra cui Roberto Armando e Lorenzo Cavanna). In particolare ricordiamo le falesie della Mesa Verde ed il Museo dell’Uomo, in località Le Manie, la falesia Estathe, in Val di Nava, la bastionata del settore sinistro di Boragni (in cui ha partecipato anche Loris Maciocca). Nel 1988 insieme a Roberto Armando e Daniele Brignone, la scoperta di una linea eccezionale sul sasso Crazy Brothers di Boragni! I tre giovani scalatori hanno dato vita ad una via di strapiombo di 18 metri, dall’elevato grado di 7c+, che hanno chiamato «Topomix colpisce ancora». All’inizio degli anni ’90 una vacanza in Francia li ha portati a conoscenza di un nuovo sistema di chiodatura che si basava sull’utilizzo di resine chimiche che garantiscono tutt’oggi una maggiore sicurezza per gli scalatori, sono stati i primi ad utilizzare questo metodo nelle pareti del nostro territorio che prima di allora erano chiodate con tasselli ad espansione. Insieme a Roberto Armando, Lorenzo Cavanna, Fulvia Mangili e Mauro Barrisone si sono successivamente dedicati alla richiodatura delle falesie dello Specchio, Silenzio e alcune vie di Monte Cucco.

Circa dieci anni fa l’incontro con una giovane climber, Elisabetta Caserini, che sebbene avesse appena iniziato quest’attività sportiva, denotava da subito un’ innata dote ed una grande passione per l’arrampicata. Nacque subito una grande amicizia che si è rafforzata negli anni. Questa giovane donna divenne una protagonista femminile indiscussa delle falesie finalesi, portando la sua passione per la scalata e per la montagna ad un livello professionale diventando guida alpina, la prima donna nella Regione Liguria ad aver conseguito questo titolo! Elisabetta con la sua passione e la sua professionalità tiene corsi per principianti e per avanzati nel nostro territorio ed in montagna, dando la possibilità a tutti di approcciarsi a questo sport con consapevolezza e in sicurezza.

Recentemente Renato ha scoperto e chiodato una nuova e particolare via, Eli 6c+, sulla cengia degli androidi, zona Perti Settentrionale. Quasi interamente realizzata da Renato Delfino è la Rocca degli Uccelli, coadiuvato dall’aiuto dei suoi amici Guido Cortese, Daniele Brignone e Daniela Cartassa. Il miglior successo per la bellezza della linea è Zettu 6a+ , ma ricordiamo due vie di elevata difficoltà ed indescrivibile splendore che caratterizzano il settore: U Beccu 8c, liberato da Matteo Gambaro, e Delfino Curioso 7c (intuitivamente dal nome dell’ideatore), liberato da Christian Core, l’unico italiano due volte vincitore della coppa del mondo boulder di arrampicata (1999 e 2002).

Con la sua esperienza ormai consolidata Renato ha contribuito a mantenere la sicurezza degli scalatori alla celebre competizione di Finale for Nepal Climbing Marathon, fin dalla prima edizione, sistemando soste e chiodi nella storica falesia di Monte Cucco.

Renato non si è fermato ai confini della regione ma ha apportato il suo contributo e la sua esperienza anche in Sardegna dove, insieme a Guido Cortese, ha realizzato una via superba multi-pitch su Punta Argennas. “Incredibile DE WALT” prende il nome dal trapano che i due scalatori usavano per chiodare, incredibilmente l’attrezzo cadde da un’altezza di 120 metri rimanendo intonso! La via è composta da sette tiri, chiodata dal basso, arriva ad un livello di difficoltà di grado 7c+ S3, con obbligatorio 7b.

Nuovi progetti sono in serbo per il nostro pioniere anche in luoghi lontani…

Certo è che tutti coloro che ogni giorno si divertono in sicurezza sulle magnifiche rocce del nostro territorio devono ringraziare Renato Delfino e tutti coloro che come lui hanno apportato con passione un contributo per la realizzazione di nuove vie e la richiodatura delle vecchie.

Renato dichiara: «Con la passione per l’arrampicata sportiva mi sono dedicato all’attività di chiodatore. Tutte le vie che ho realizzato cercano di seguire le logiche linee che la parete ci offre, senza forzature ma rispettando la roccia nella sua naturalezza. A volte il chiodo può apparire lontano, nella scalata alcuni passaggi sono obbligatori se si vuole espletare il grado, tuttavia ogni protezione messa è in grado di sostenere la caduta senza causare pericolo ma in completa sicurezza».

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