Matafù: "Voglio arrivare alla Scala"

È una giovane promessa albenganese della musica lirica. Si chiama Rino Matafù e abita da diversi anni nella città delle torri.

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Il 25enne tenore albenganese, che si è diplomato al Conservatorio di Genova, si esibisce in concerti in giro per il mondo, tra chiese e teatri . Intervista al cantante emergente: «Arrivo dalla musica leggera e studio lirica: spero di diventare famoso»

Albenga. È una giovane promessa albenganese della musica lirica. Si chiama Rino Matafù e abita da diversi anni nella città delle torri. Allievo attualmente del tenore di Alassio Andrea Elena, spesso impegnato nelle parrocchie della diocesi ad accompagnare con la sua voce le funzioni dei matrimoni, la redazione di Avvenire lo ha incontrato per conoscere la sua storia.

Rino, due parole su di te.

Nato nel ‘90 a Savona, lì ho vissuto per un pò di anni, poi mi sono trasferito a Villanova e adesso abito fisso ad Albenga dal 2009 con i miei genitori e mio fratello. Ho 25 anni e sono
diplomato in dirigente di comunità.

Siamo riusciti a catturarti in arrivo da? Bocca di Magra in tour con il Carlo Felice e prima ancora Salso Maggiore, dove ho partecipato al 2° Roncole festival verdiano. Che tipo di cantante ti definisci? Adesso cantate lirico, anche se arrivo dalla musica leggera. Ho iniziato a cantare, per la prima volta, a 13 anni, in famiglia e poi in giro nei locali con i miei genitori.

Quali obiettivi artistici ti sei prefissato?

Per un cantante lirico il massimo è sognare la Scala a Milano o il Metropolitan Opera House di New York. Io per ora studio e cerco di dare il massimo. Cosa studi? Attualmente mi dedico allo studio in masterclass di canto, perchè sono già inserito nei teatri, dopo aver fatto il Conservatorio prima ad Alessandria e poi a Genova. Il cantante lirico studia per tutta la vita il ruolo che ogni volta debutta, oltre alla tecnica vocale, per i concerti e le opere.

Concerti e opere. Differenza?

Nel concerto canti le arie, quindi già l’abito è diverso, puoi arrivare con il tuo smoking e papillon. Classico il concerto di Pavarotti. Invece nell’opera, più impegnativa, si recita, debutti il ruolo, con costumi, trucco e scena.

Al canto lirico come sei arrivato?

Cantando musica leggera da piccolo, sia la mia famiglia sia chi mi ascoltava sentivano la voce di un adolescente che andava verso una tonalità impostata, vibrata, predisposta all’acuto. È li che ho scoperto di poter fare la lirica. Ti sei mai pentito di qualche scelta artistica? Forse sì, anzi sì. Da bambino ballavo e la gente apprezzava. Non sono riuscito purtroppo a studiare danza classica, anche perchè a 13 anni ho cominciato a cantare. Magari più avanti farò un pò di tango con la mia fidanzata.

Un sogno nel cassetto?

Tanti, ma prima di tutto una famiglia e una casa con tanti figli e animali. Mi piacerebbe aprire un ospedale gratuito per gli animali, il grado di civiltà lo raggiungeremo quando si aprirà una struttura del genere. Le città che ami di più? Tutta l’italia è un museo stupendo. Penso a Bari, Milano e Roma. Mi piacerebbe visitare New york e le riserve nel nord America per incontrare i nativi americani, popolo che amo e rispetto profondamente.

Segno zodiacale?

Sagittario (23 dicembre)

Colore preferito?

Blu

Albenga, città dei fiori. Il fiore preferito?

Se esistesse in natura, la rosa blu, ma dato che non c’è, la rosa rossa che è comunque bellissima e passionale. I tuoi cantanti preferiti? Nella leggera, il mitico Michael Jackscon che canta e balla come vorrei essere io; poi, Renato Zero e Celine Dion. Nella lirica, Luciano Pavarotti in primis, Mario Del Monaco. Amo poi la musica etnica di ogni popolo perché in essa è racchiusa la sua storia, vissuto e tradizioni e questo mi emoziona tantissimo.

A chi non conoscesse la tua voce cosa faresti ascoltare?

In questo momento del mio percorso, farei sentire l’aria dei Pescatori di perle di G. Bizet, perchè ha la particolarità degli acuti in pianissimo con dei do di petto ed io, quando sto bene, ci riesco. Il primo disco che hai comperato? Forse Michael Jacoson, anche se quando ero nel grembo materno, la mia mamma mi faceva ascoltare Elton John e Renato Zero.

Un tuo motto?

Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricorso, kant.

(fonte: Ponente7/Avvenire)

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