In Italia la sede di un supercomputer europeo del futuro. Verrà installato a Bologna, per potenziare la ricerca

Ministro Bussetti: "orgoglioso per il nostro Paese".

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Bologna, rende noto il Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, ospiterà uno dei primi supercomputer europei (EuroHPC) che verranno impiegati per la progettazione di medicinali, lo sviluppo di nuovi materiali, lotta ai cambiamenti climatici e altre applicazioni nei settori industria e ricerca scientifica. Le apparecchiature per il calcolo ad alte prestazioni saranno dislocate anche a Sofia (Bulgaria), Ostrava (Cechia), Kajaani (Finlandia), Bissen (Lussemburgo), Minho (Portogallo), Maribor (Slovenia) e Barcellona (Spagna).

L'Italia aveva presentato la candidatura lo scorso 21 gennaio, grazie a un consorzio congiunto con la Slovenia, nell'ambito di un progetto guidato dal Consorzio Interuniversitario Cineca, con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste.

«In totale, 19 dei 28 Paesi partecipanti all’impresa comune faranno parte dei consorzi che gestiranno i centri e il bilancio complessivo, con i fondi dell’UE, sarà pari a 840 milioni di euro. Le modalità precise di finanziamento dei nuovi supercomputer saranno integrate nelle convenzioni di accoglienza che verranno firmate a breve», spiega la Commissione UE.

«L'assegnazione è motivo di orgoglio per il nostro Paese», rileva il ministro Marco Bussetti. «Si tratta - ha aggiunto - di un'iniziativa strategica, volano di crescita e innovazione». Inoltre, per il ministro «questo risultato è il frutto di un importante lavoro di squadra. Un'iniziativa in cui ho fortemente creduto sin dal mio insediamento al Ministero, destinandovi risorse specifiche, pari a 120 milioni di euro». «Si tratta di un progetto che riconosce la leadership del nostro Paese in questo settore e che - ha concluso - ci permetterà di sfruttare appieno le potenzialità offerte dai cosiddetti big data e dall'intelligenza artificiale».

Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, è convinto che «grazie a questi siti i nostri ricercatori avranno accesso a supercomputer di prim’ordine, una risorsa strategica per il futuro dell’industria europea, e potranno così elaborare i loro dati all’interno dell’UE». Insomma un importante passo avanti che consente all’Europa di avanzare nella capacità di calcolo, «progredire nelle tecnologie orientate al futuro, come l’Internet delle cose, l’intelligenza artificiale, la robotica e l’analisi dei dati».

Nello specifico verranno impiegati 3 precursori di macchine a esascala (in grado di eseguire oltre 150 petaflop, ovvero 150 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo) – fra i 5 migliori al mondo, e 5 macchine a petascala (in grado di eseguire almeno 4 petaflop, ovvero 4 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo).

Nei prossimi mesi verranno firmate le convenzioni con i soggetti ospitanti selezionati e con i rispettivi consorzi. Tali convenzioni rispecchieranno il funzionamento della procedura di appalto per l’acquisizione delle macchine e gli impegni di bilancio della Commissione e dei paesi membri. I supercomputer dovrebbero diventare operativi nella seconda metà del 2020 per gli utenti europei provenienti dal mondo accademico, dall’industria e dal settore pubblico. Saranno poi collegati alla rete paneuropea ad alta velocità GEANT, come i supercomputer esistenti che fanno parte di PRACE.

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