Il Royal Observatory of Greenwich visto dall'esterno

Dal mare del tempo il meridiano di Greenwich

Come e perché nacquero il cronometro e il meridiano 0

Ferrari Innovations

E' qui che nasce la misurazione del tempo in mare, a Greenwich, dove passa, dal 1884, il meridiano 0 a Sud-est di Londra, presso il Royal Observatory,

Bisogna fare un salto all'indietro nel XVIII secolo d.C., quando l’Inghilterra, in forte espansione commerciale, si trovò a dover risolvere il problema di determinazione della longitudine in mare. Un tragico errore di calcolo, aveva infatti, causato un catastrofico naufragio e la morte di 2000 soldati della marina britannica.

La perdita fu talmente ingente per il Regno Unito che, oltre ad impressionare le tele degli artisti, fece istituire un premio in denaro di 20.000 sterline, cifra molto elevata per l’epoca covertibile ad importi milionari odierni, per chiunque avesse ovviato al problema in modo definitivo.

Si provò in campo astronomico, con il “metodo delle distanze lunari”, calcolando la longitudine tramite la distanza della Luna rispetto ad altri corpi celesti prefissati, senza raggiungere grandi soddisfazioni.

Ma la svolta era alle porte, quando John Harrison, falegname di provincia con un talento per la meccanica, in seconda battuta, presentò all’astronomo reale John Flamsteed il progetto di un orologio. Conquistato dall'ingegno di Harrison, Flamsteed lo mise in contatto con il famoso orologiaio George Graham che, colpito dagli schizzi del falegname, finanziò personalmente il primo prototipo di cronometro, del 1735 .

L’H1, sostituendo gli orologi a pendolo, in disuso sulle navi a causa del movimento, era costituito da delle aste con movimento oscillatorio, unite tra di loro da una molla. Un ottimo risultato per la commissione inglese, che aveva iimbarcato per Lisbona Harrison e la sua creazione. Ma Harrison, volendo migliorare la macchina troppo ingombrante, decise di rimettersi al lavoro, perfezionando l’H2, senza peraltro reclamare il “Longitude Prize”.

L’H2 simile all’H1, del 1740, non riuscì però a limitare l'espansione termica dei componenti di legno presenti nell’orologio, che ne alteravano la meccanica. Harrison dunque, appena presentata alla commissione “la sua curiosa macchina”, come la definì lui stesso, decise di rielaborarne un'ulteriore versione..

L’H3, realizzato dopo 19 anni dall’H2, apportava innovazione nei componenti. Gli ingranaggi in legno, infatti, erano stati sostituiti con meccanismi metallici e le bacchette aventi movimento oscillatorio furono abbandonate in favore di componenti a ruota. A colpire Harrison, durante la creazione dell’H3, fu la precisione di un orologio da taschino, creato da un amico orologiaio, che sfatava il mito della maggior precisione garantita dagli orologi di grandi dimensioni.

Naque così l’H4, un cronometro di piccole dimensioni e dal peso esiguo realizzato seguendo l'illuminazione avuta grazie all'amico. Harrison delegò il figlio per un viaggio sperimentale in Giamaica, da cui l’H4 tornò con uno scarto di circa 5 secondi.

Grazie al successo dell'H4, John Harrison, ormai settantenne, reclamò il “Longitude Prize” premio che in un primo momento fu elargito per la sola metà e, a seguito delle proteste del vincitore e alla fabbricazione di altri cronometri analoghi all'Harrison 4, venne quantificato nella somma di 18.750 sterline, di ui 10.000 ricevute precedentemente e 8.750.

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