Flyeye, il telescopio cacciatore di asteroidi

Un progetto finanziato da ESA. Iniziato a metà del 2014 e presentato ieri ai media, diverrà operativo entro il 2021.

Ferrari Innovations

L’individuazione di asteroidi o altri corpi celeste che possono minacciare la Terra è difficoltosa perché il cielo da osservare è molto grande. Ma gli insetti, che hanno capito molto tempo fa come guardare in diverse direzioni contemporaneamente, ci offrono una risposta.

Come parte dell’impegno globale a debellare ogni possibile rischio di impatto da oggetti celesti come asteroidi e comete, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta sviluppando un telescopio automatizzato per la sorveglianza notturna dei cieli. Questo telescopio è il primo di una futura rete di rilevamento e monitoraggio astronomico atta a scansionare ogni “angolo” di cielo e automaticamente identificare possibili nuovi Near Earth Objects (NEO) - oggetti celesti tanto vicini alla Terra da essere classificati con vari gradi di pericolosità per un possibile futuro impatto - di dimensioni pari o superiori ai 40 metri, in grado di dare un preallarme alcune settimane prima dell’eventuale impatto con la Terra, in modo che ricercatori umani possano analizzarne i dati in un successivo momento.

Una rete di telescopi tradizionali sarebbe complessa e costosa da realizzare. Inoltre, il sistema dovrebbe essere in grado di rilevare oggetti impossibili da rilevare ad occhio nudo. La risposta a tutti questi problemi è il telescopio NEOSTEL.

Il Near Earth Object Survey TELescope (NEOSTEL), Telescopio di Sorveglianza degli Oggetti Vicino alla Terra, soprannominato “Flyeye” (occhio della mosca, ndr), con un peso di quasi 24 tonnellate, 6,5 metri di altezza e 4 di larghezza, è in grado di suddividere l’immagine in 16 subimmagini più piccole per espandere il campo visivo, in modo simile a quello che la mosca fa attraverso il suo occhio composito. Questo tipo di telescopi di sorveglianza a “occhio di mosca” forniscono un campo visivo veramente ampio: 6,7° x 6,7° o circa 45 gradi quadrati. 6,7° corrispondono a circa 13 volte il diametro della Luna vista dalla Terra (circa 0,5 gradi).

In questi telescopi di sorveglianza a “occhio di mosca”, che offrono un’apertura equivalente a quella di un telescopio di 1 metro di diametro, è presente un singolo specchio che riceve la luce dall’intero campo visivo di 6,7° x 6,7°, che va ad alimentare un ripartitore (splitter) a forma piramidale con 16 sfaccettature. Il completo campo visivo viene quindi acquisito da 16 camere separate.

Il suo progetto è modulare in modo da consentirne una produzione di massa, più economica e con minori costi di manutenzione.

«Questa nuova tecnologia è la chiave per la futura rete di sorveglianza di oggetti near-Earth», commenta Gian Maria Pinna dell’ufficio Consapevolezza della Situazione Spaziale (SSA) dell’ESA. «I nuovi telescopi forniranno la risoluzione necessaria a determinare le orbite di qualsiasi oggetto rilevato», prosegue Gian Maria Pinna, «Se il prototipo confermerà le performance previste, farà da apripista per il completo approvvigionamento ed implementazione della rete operativa di telescopi.», conclude Pinna.

A metà 2014, ESA ha firmato un contratto per circa un milione di euro con un consorzio di cui ne è a capo CGS S.p.A. (Italia), che comprende Creotech Instruments S.A. (Polonia), SC EnviroScopY SRL (Romania) e Pro Optica S.A. (Romania), per il dettagliato progetto di questo avanzato telescopio, ed ulteriori contratti per un valore di circa 14 milioni di euro, relativi a costruzione ed implementazione, sono stati stipulati con altre compagnie europee.

«Lo sviluppo del primo sensore ottico specifico per le operazioni di monitoraggio e sorveglianza di oggetti near-Earth di ESA è un passo fondamentale verso il contributo europeo alla salvaguardia del nostro pianeta da possibili collisioni di oggetti pericolosi», ha commentato Nicolas Bobrinsky, a capo del programma SSA.


Mappa della rete di telescopi NEOSTEL prevista per il prossimo futuro.

Ieri il primo telescopio NEOSTEL/Flyeye, installato nella sua dimora finale sul Monte Mufara in Sicilia è stato presentato ai media. La sua piena operatività è prevista per il 2021.

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