Orto di Nemo

Il basilico potrebbe anche coltivarsi in mare

Azienda Agricola - Agriturismo Torre Pernice

Dopo il trend degli orti urbani, ecco quella che potrebbe diventare una nuova tendenza: far crescere le lattughine sotto la coltre marina. Non sono infatti alghe quelle che si coltivano nel primo orto subacqueo al mondo, detto “di Nemo”, ma foglioline di basilico e lattuga, che dopo essere state testate, hanno dimostrato una qualità organolettica pari o addirittura superiore alle piante provenienti da coltivazioni tradizionali. Nuova frontiera in campo agricolo-sottomarino per Noli e per la Liguria, che guadagna così il primato a livello mondiale in questo tipo di coltura, ancora sperimentale. La coltivazione in mare avviene all’interno di due biosfere subacquee in materiale vinicolo parzialmente trasparente ancorate sul fondale, a 100 metri dalla costa e a circa 6-8 metri di profondità.

A realizzare il progetto, battezzato l’Orto di Nemo, è la Mestel Safety, una società del gruppo Ocean Reef, storico brand della subacquea. “La biosfera - spiega Sergio Gamberini, amministratore unico della società e promotore del progetto - ha una climatizzazione stabile, grazie al costante livello della temperatura del mare, e una umidificazione altrettanto costante, grazie all’evaporazione dell’acqua marina che lambisce i semenzai nella parte bassa della biosfera. Inoltre, il ciclo clorofilliano mantiene livelli accettabili di ossigeno e Co2 e non vi sono potenzialmente pericoli di aggressione da parte di parassiti o insetti come nelle culture terrestri”.

In un precedente test effettuato nel settembre 2012, nel sito dove è partita ufficialmente la sperimentazione, il basilico è germogliato dopo circa tre giorni dalla semina e le piante si sono sviluppate in tempi rapidissimi. Nell’estate del 2014 si è ripetuto l’esperimento sulle coste nolesi piantando, oltre al basilico, anche tre diverse specie d’insalata, utilizzando una struttura più grande, dotata di una capacità di 2000 litri (le prime avevano una capacità di 800 litri ciascuna) e che permette a tre persone di operare contemporaneamente. Lo studio delle colture idroponiche subacquee rappresenta la frontiera economicamente sostenibile dell’esperimento, poiché il trasporto di terra sott’acqua è dispendioso, mentre la desalinizzazione naturale dell’acqua sembra una via più facilmente percorribile anche dal punto di vista economico.

Infine, per quanto riguarda il futuro, questo tipo di sperimentazione potrebbero portare cambiamenti favorevoli nei paesi costieri in cui l’agricoltura non è largamente praticabile per via della scarsità d’acqua.

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