La Zucca di Arola

Tra Lago d'Orta e Val Sesia, a La Zucca di Arola

Mangiare fuori

  • Redazione
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  • Cibo
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AROLA - Comunque sia bisognerà salire, che si provenga da Varallo o Borgosesia, o si provenga dalle sponde del Lago d'Orta, lasciandosi alle spalle le montagne verdeggianti della Val Sesia o le acque del Lago dominate dall'Isola di San Giulio; comunque sia, bisognerà salire lungo questa ampia ma sinuosa strada dominata dal Passo della Colma. Verde, tanto verde in questa stagione, e poi, dietro all'ennesima curva ecco la villetta residenziale che ospita il ristorante La Zucca della famiglia Beltrami-Vittoni.

TRADIZIONE E CONTINUITÀ - Pietra, legno, balconi fioriti e la facciata color zucca. Oggi è così, ma saranno ormai passati quasi cinque decenni da quando questa storia di ospitalità iniziò, in questo piccolo comune che con gli anni si è forzatamente identificato con il suo ristorante di riferimento, pur se un po' snobbato da alcune guide gastronomiche, ma quando hai una tradizione di famiglia così lunga, sarà il vecchio e collaudato passaparola a contribuire più di ogni buona o cattiva recensione cartacea a portare qui una clientela affezionata.

ZUCCA TUTTO L'ANNO - Difficile scollarsi di dosso un'etichetta così caratterizzante, perché venire a La Zucca senza mangiare almeno un pezzetto di zucca non pare bello, non pare giustificativo del viaggio, e quindi l'esperto Carlo Beltrami si impegna in ogni stagione, anche la meno propizia, per rendere disponibile alla moglie Marinella qualche zucca da utilizzare per lo meno nella preparazione di un ripieno da inserire nei ravioli o per dare consistenza agli gnocchi, tutto l'anno e non solo in autunno o in inverno.

TUTTO IN FAMIGLIA - Mamma Marinella in cucina, papà Carlo nel ruolo di maitre tutto fare e le figlie Francesca (la mora) e Alessandra (la bionda) a sovrintendere il servizio in sala senza mai far mancare un sorriso a nessuno, dentro questa abitazione che sembra uscita dalla fiaba di Hansel e Gretel.

UN CAPITOLO A PARTE - Se da un lato sarebbe giusto aspettarsi di trovare dell'ottimo prosciutto della Val Vigezzo, gloria gastronomica di questo spicchio d'Italia, sarà ugualmente prevedibile affrontare un discreto carrello dei formaggi; invece di carrelli dei formaggi ce ne saranno almeno due, se non di più, perché la selezione dei soli prodotti caseari provenienti dalle province limitrofe occupa uno spazio tale da meritarsi il viaggio, se non un intero menù degustazione a se stante.

CUCINA DI TERRITORIO - Sembra quasi ovvio farlo notare, invece si tratta di una conferma cercata e trovata, perché quassù di tracce di cucina modaiola o marinara non ne troverete. Niente tagliate di tonno o spaghetti alle vongole. Solo qualche acciuga è risalita dal Cantabrico, ma solo per far da ideale complemento a prodotti del territorio circostante, come il pane nero, il burro d'alpeggio di Arola e il "bagnet vert" che metterà tutti d'accordo, mentre in realtà il tonno c'è, ma per farcire i peperoni arrostiti, nel più classico degli antipasti piemontesi. Per il resto, la carta -perché non sono previsti menù degustazione- si snoda attraverso sentieri battuti e collaudati da decenni, dove saranno le paste fresche, quasi tutte farcite, a dominare la scena insieme ad una selezioni di carni tra cui l'eccellente coniglio. Spazio ristretto per i vegetariani, che comunque in questa stagione si potranno consolare con gli asparagi, i formaggi, e la deliziosa tatin di cipolla gratinata con il mitico Bettelmatt.

FINALE IN DOLCEZZA - Così come i formaggi, anche i dessert arrivano su carrelli, e chiudono al meglio un pranzo -o più spesso una cena visto che La Zucca apre a pranzo solo sabato e domenica- dal rapporto qualità prezzo decisamente vantaggioso, e dove anche la scelta dei vini -quasi tutti italiani salvo qualche Champagne- non inciderà particolarmente su un conto che inviterà a tornare volentieri da queste parti

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