Carnevale

Il carnevale politicamente scorretto

Azienda Agricola - Agriturismo Torre Pernice

Avete visto tutti il problema sorto con la tentata commercializzazione su Amazon dei costumi da “profugo”? A parte il fatto che quelli sono abiti che indossavano gli italiani ma anche gli irlandesi e altri all'inizio del Secolo scorso quando emigravano nelle Americhe. A parte che in quegli anni la maggior parte degli italiani (ed europei?) erano comunque poveri e vestivano in modo essenziale. A parte che quei vestiti li abbiamo visti tante volte in film rievocativi della nostra storia (“C'era una volta in America” solo per dirne uno). Forse è stato il termine “profugo” a far scalpore e il fatto che i bambini potessero riderci su senza comprendere bene di cosa si tratti, vivendo i nostri pargoli in un mondo superficiale e vestito di firme. E questo rischio della non comprensione, che può diventare derisione e offesa, lo comprendo benissimo. Ma allora rivendico giustizia per tutti quei costumi di Carnevale che da sempre ci hanno ingannato. Il più eclatante esempio di fregatura è il vestito luccicante e molto fiabesco da Principessa; quante bambine avranno creduto che un giorno lo sarebbero state davvero, tanto da insistere nell'intento iscrivendosi a concorsi di Miss, facendosi venire le occhiaie in discoteca strette nei fuseaux luccicanti, selezionando tra le frequentazioni maschili quelli con l'auto di lusso e via dicendo. Una fregatura, la vita poi non è stata così e le Principesse vere comunque non si son sentite sminuite o prese in giro, semmai invidiate e ammirate. E quanti maschietti si son creduti per anni di poter diventare Zorro o Robin Hood e togliere ai ricchi per dare ai poveri, salvando la giustizia sociale? Una fregatura, la vita poi li ha condotti a lavorare in banca oppure a fare un lavoro in nero, a cercare di non pagare l'Iva oppure a non emettere scontrino fiscale. E penso a quell'esercito di Apemaia, funghetti, coccinelle, nanetti (no, non Brunetta proprio i Sette nani), Topolino e tutti gli altri esseri viventi veri e finti che dovrebbero rivoltarsi per la presa in giro. Passiamo adesso agli uomini vestiti da donna. A Carnevale, dico. Ai miei tempi andavano per la maggiore. Solo che non si vestivano da Audrey Hepburn o Grace Kelly ma da infermiera zoccola, da suora zoccola, da zoccola, ecc. Avremmo dovuto noi amiche femmine fare una rivoluzione? No, ci limitavamo a vestirci da marinaio ubriaco, da motociclista americano ubriaco, da ubriaco ecc.E della Befana ne vogliamo parlare? E dei negretti con l'osso al naso e la paglia intorno alla vita, sopra una calzamaglia sempre di una taglia più grande che sfuggiva al controllo? E dei bambini ancora in fasce vestiti da angioletto? Orde di vecchie contadine, imprenditori africani e tutti gli angeli custodi avrebbero dovuto insorgere e fare una class action contro le nostre madri, negli anni '60. Non lo hanno fatto.

Infine se volete vedere delle cose davvero obbrobriose che dovrebbero suscitare sconcerto e richiedere un ritorno al senso del pudore e del rispetto, perché possono essere viste anche da bambini che non capiscono, fatevi un giro sul web. Cercate ad esempio: costumi carnevale assurdi e vedete un po' cosa si inventano quelli che vivono in un mondo moderno dove in genere non ci si veste “da profugo”. Io ve ne allego solo due esempi.

Conclusione seria: Carnevale era un momento di libertà concesso al popolo, durante il quale poteva tirar fuori le frustrazioni e girarle in presa in giro nei confronti del Potere oppressivo. Se dei costumi (probabilmente usati per rappresentazioni teatrali o cinematografiche) di bambini che vivevano in un periodo difficile possono servire a farci apprezzare quello che abbiamo adesso, benvengano. Credo che poche famiglie possano vantarsi di non avere antenati che vestivano in quel modo. Potrebbe essere proprio un modo per spiegare ai nostri privilegiati e dispotici bambini come funziona il Mondo.

Sandra Berriolo

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