12enne malmenato dal padre di un coetaneo; il parere di un esperto

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Leggendo di fatti di cronaca come quello avvenuto in questi giorni ad Albenga, un’ aggressione a un dodicenne da parte di un adulto, è spontaneo chiedersi quali conseguenze possa avere sulla psiche di chi ne è stato protagonista. Ovviamente non conoscendo di persona il soggetto possiamo solo fare delle ipotesi, basandoci sulle nostre esperienze professionali e sugli studi esistenti. Il rapporto tra adolescenti e adulti è il più complicato. L’adolescente affronta la parte finale di quello che la psicoanalista Margaret Mahler ha chiamato “processo di separazione-individuazione”, ovvero la conquista della propria identità mediante il distacco dalle figure dei genitori. Per questo motivo i genitori, visti nell’infanzia come idoli assoluti e onnipotenti, vengono svalutati, mentre diventa fondamentale il rapporto con i coetanei, purtroppo anche negli eccessi, vedi fenomeni come il bullismo, che sono amplificati dalla necessità di appartenere al “branco”. Particolarmente difficile è il rapporto col genitore dello stesso sesso, specie nelle ragazze; per contro è facile, specie per i ragazzi, legarsi a un adulto che diventa modello da seguire. C’è la fascinazione per gli idoli proposti dalla tv o dalla rete, ma è forte la tentazione di prendere come modello di riferimento un adulto visto come particolarmente carismatico, specie se ha un ruolo sociale forte, come un insegnante o un allenatore. Il periodo della preadolescenza, tra i dieci e i tredici anni è, insieme a quello tra i tre e i sei, il più importante per il formarsi della personalità, e un episodio di questo tipo non passa certo senza lasciare segni, anche se un trauma singolo è più facile da sopportare che non una serie di traumi ripetuti. È possibile che l’essere stato aggredito contribuisca a creare una sfiducia di fondo verso gli altri; soprattutto se l’aggressore è una persona conosciuta, di cui il ragazzo si fidava. Questo è un aspetto sempre presenti nei casi di pedofilia, cosa che rende questo reato ancora più odioso. È anche lecito chiedersi che tipo di personalità abbia un adulto che aggredisce un ragazzino: anche in questo caso possiamo fare delle ipotesi senza la pretesa di avere certezze. Possiamo ipotizzare che sia uno psicopatico violento, privo di controllo degli impulsi, una persona che ha a sua volta subito abusi; o più semplicemente una persona cresciuta in ambienti delinquenziali dove si seguono regole diverse rispetto al comune sentire.

Alfredo Sgarlato

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