CNV: la prossemica

Qualsiasi sia l’atteggiamento, questo diventa immediatamente portatore di significato per gli altri, ha valore fino a diventare messaggio.

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Qualsiasi sia l’atteggiamento, questo diventa immediatamente portatore di significato per gli altri, ha valore fino a diventare messaggio. E per quanto paradossale possa sembrare, è messaggio anche la gestione dello spazio intorno a noi. La prossemica è la disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale sia non verbale. A tal proposito, riporto i risultati dell’analisi da Hall e pubblicati nel 1963.

Hall può essere considerato uno dei primi studiosi ad aver scoperto che lo spazio attorno all’uomo non è vuoto, ma diviso in precise zone, o bolle d’aria. Esse sono invisibili e concentriche, entro le quali l’essere umano si muove e nelle quali fa penetrare gli altri. Le zone classificate da Hall hanno alla base un preciso rapporto: più aumenta l’intimità, più diminuisce la superficie della zona occupata. Hall conclude che esistono 4 categorie, ognuna con specifiche diverse che hanno messaggi ben distinti:

  • zona intima

  • zona personale

  • zona sociale

  • zona pubblica

La zona intima o “bubble” (bolla) circonda il nostro corpo come una seconda pelle. Si estende all’incirca da 20 o 50 centimetri. Distanza fino alla quale possiamo arrivare con le mani, se si tengono i gomiti vicino al corpo. È riservata a familiari e persone care. Si è così vicino che è possibile il contatto fisico e l’abbraccio. Dell’altra persona non solo si sentono le parole, pronunciate a un tono di voce più basso, ma è possibile avvertirne l’odore e osservare le variazioni del respiro o l’impallidire e l’arrossire della pelle. I volti sono così vicini che si può cogliere ogni minima espressione ed emozione.

Per cordialità, sia nel privato che nel professionale, sarebbe meglio evitare di avvicinarsi troppo a una persona che non è ancora diventata intima. La sua reazione di irrigidimento ed eventuali segnali di chiusura potrebbero compromettere la comunicazione. In altre parole, si è invaso, senza chiedere il permesso o esservi stati invitati, lo spazio altrui.

L’invasione della zona intima è influenzata dal contesto e dalla circostanza. Una invasione della zona intima può essere tollerata, anche se provoca tensione e viene vissuta come fastidiosa in un contesto in cui lo spazio prossemico si riduce, al punto di arrivare al contatto fisico, non è così se qualcuno ci si avvicina troppo quando c’è la possibilità di occupare altro spazio.

La zona personale si estende da 50 centimetri fino a poco più di 120 centimetri. È lo spazio corrispondente al braccio disteso. Limite di ciò che si può toccare e afferrare. Quando due conoscenti si incontrano per strada e si fermano a parlare, di solito si tengono a questa distanza. Si fa entrare in questa zona le persona con le quali abbiamo rapporti di conoscenza, con le quali ci stringiamo la mano e avviamo conversazioni di cortesia, a una festa o a una riunione.

A questa distanza il tono della voce è sempre moderato. Si colgono ancora variazioni del respiro, i cambiamenti del colorito della pelle e le espressioni del viso mantengono la loro importanza. Non si avvertono più gli odori personali o il profumo, a meno che quest’ultimo non sia molto intenso. Anche il profumo, infatti, può essere usato come mezzo per invadere la zona altrui anche se, formalmente, ci si mantiene a una distanza corretta.
Dalla zona personale si può dedurre lo status di un individuo. Tanto più elevata è la posizione sociale o lavorativa, tanto più ampia sarà la sua sfera prossemica. Spesso i film raccontano di graduati dell’esercito che reputano di essere in diritto di violare la distanza intima dei propri subordinati, andando a violare il loro spazio, frontalmente e spesso con un tono di voce elevato.

La zona sociale arriva fino a 240 centimetri. È la distanza doppia della precedente. Si sta a questa distanza dagli estranei e dalle persone che non si conoscono bene, dal negoziante che ci vende qualcosa, dal tecnico che ci sta riparando il computer, dall’impiegato di un ufficio pubblico al quale ci si rivolge. Questa è la zona della neutralità affettiva ed emozionale e genericamente è la più utilizzata nei rapporti di lavoro.

A questa distanza non è possibile toccarsi, né tantomeno cogliere il respiro o il profumo dell’altra persona. Per farsi sentire la voce ha un tono più elevato e i gesti e le espressioni sono più evidenti. Infatti la modalità di comunicazione privilegiata è di natura visiva. Pertanto, è meglio non distogliere gli occhi dalla persona con la quale si sta parlando, perché farlo da questa posizione equivale a escluderla dalla conversazione. La distanza sociale che un individuo pone tra sé e il prossimo è influenzata da numerosi fattori come i fattori raziali, ambientali o sociali. Osservarli può aiutare a capire chi si ha di fronte e ad adattare la comunicazione al nostro interlocutore.

La zona pubblica intende lo spazio che va da 240 centimetri fino a circa 8 metri. Generalmente oltre questa distanza non esiste più alcun rapporto diretto tra le persone. Nella zona pubblica si colloca chi decide di parlare a un gruppo: il professore che parla agli studenti, l’attore rivolto al pubblico o il politico che tiene un discorso. Essendo grande la distanza tra chi parla e chi ascolta, la comunicazione verbale assume un’importanza capitale e il tono di voce deve essere sensibilmente aumentato. I gesti devono farsi più ampi e le espressioni più marcate e riconoscibili per essere viste e rinforzare, così, il contenuto verbale.

Concludendo, la prossemica suggerisce di adottare la distanza e la posizione adeguata all’interlocutore e al tipo di relazione o di trattativa in corso. Si instaura una relazione diversa se ci si pone di fronte con o senza barriere, di fianco, a destra o a sinistra. Una giusta distanza, né troppo vicina né troppo lontana, consente di avvicinarsi nei momenti di maggiore intimità e di allontanarsi durante la trattazione di temi da cui si vuole prendere le distanze (anche detta distanza di fuga). La posizione frontale può stimolare eccessiva intimità o il rischio di contrapposizione, mentre quella di fianco può sottolineare collaborazione, complicità o solidarietà. Nel concetto di spazio prossemico, lo spazio non si intende sferico, infatti, una violazione fatta sul fianco crea meno tensione di una violazione frontale.

Roberto Bonadonna

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