CNV: la stretta di mano (parte 2)

Sono otto le strette di mano irritanti e sgradevoli che è consigliabile evitare, soprattutto con interlocutori che s’incontrano la prima volta o in ambito professionale in quanto il tasso di credibilità è molto basso.

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Nel precedente articolo eravamo giunti alla conclusione che la stretta di mano è un momento importante di un incontro, che spesso descrive il carattere della persona con la quale si sta interagendo. Dovrebbe essere calorosa, decisa, positiva e quanto mai sincera. I fattori chiave per creare un rapporto paritario durante una stretta di mano possono essere sintetizzati nel palmo in posizione verticale, così che non si è in posizione di predominio o di sottomissione, impartire la stessa stretta a quella ricevuta e cercare e mantenere il contatto visivo, se non si guarda negli occhi, quanto detto non vale nulla.

Non mantenere il contatto visivo durante la stretta di mano, porta la stessa ad avere un tasso di credibilità pari allo zero, ma non è solo questo ad abbassare il tasso di credibilità che si comunica al proprio interlocutore, soprattutto se è la prima volta che lo si incontra. Secondo il “The definitive book of body language” sono otto le strette di mano irritanti e sgradevoli che è consigliabile evitare, soprattutto con interlocutori che s’incontrano la prima volta o in ambito professionale in quanto il tasso di credibilità è molto basso.

La stretta di mano denominata “tritaossa” ha un tasso di credibilità di 0/10. È la stretta più temuta e lascia un ricordo indelebile nella mente e sulle dita di chi la subisce. Piace solo a chi la usa e denota una persona aggressiva, competitiva, forse incapace di gestire la forza così come le emozioni. Se si è del gentil sesso, in ambito professionale, si dovrebbe evitare di indossare anelli sulla mano destra perché chi è solito usare questa stretta potrebbe calcare la mano, ferendovi con gli anelli che indossate, facendovi iniziare, volutamente, l’incontro in uno stato di agitazione misto dolore.

Poche strette di mano sono così poco apprezzate come quella del “pesce morto” soprattutto se la mano è fredda e appiccicaticcia. La sensazione di toccare qualcosa di molle e di inerte, la rende sgradita in tutto il mondo e gran parte delle persone la associa a un carattere debole, specialmente per la facilità con cui il palmo può essere voltato verso l'alto. La stretta viene interpretata dall'interlocutore come una mancanza di interesse. Quanto detto vale per l’occidente, in alcune culture asiatiche e africane la stretta di mano molle è la norma, mentre stringere la mano con forza è considerato offensivo.

Non trasmette credibilità neanche chi stringe la mano ponendo le dita. È comune sia negli uomini che nelle donne. Chi la riceve, percepisce di non essere di gradimento o lascia sensazioni negative. È comune negli incontri tra uomo e donna. Una stretta di mano del genere denota poco sicurezza di sé. In tali circostante, lo scopo principale di questa presa di mano è mantenere l’interlocutore alla debita distanza.

Come nella presa con la mano verso il basso, stringere la mano mantenendo il braccio rigido tende ad essere usata dalle persone aggressive soprattutto per tenere l'altro a distanza, al di fuori dello spazio personale. Però, può essere considerata normale per un soggetto che vive nell’entroterra dove gli spazi a disposizione e anche le “bolle” aumentano rispetto a chi vive in città dove si è abituati ad una distanza ravvicinata.

Esiste anche una stretta chiamata “mazzo di carote”. Ha una credibilità 2/10. È una stretta originaria dei Paesi Bassi, in cui una persona può essere accusata di “geeft hand als bosje wortjles”, che significa avere una stretta di mano come un mazzo di carote. È lontana parente del pesce morto, anche se qui la mano è più rigida e meno appiccicaticcia al tatto.

Anche la presa della chiave non comunica credibilità e irrita chi lo subisce. Chi usa questa stretta applica una spinta all'indietro nel tentativo di trascinare l'interlocutore nel proprio territorio, probabilmente perché è insicuro e si sente forte solo nel proprio spazio; o perché appartiene a una cultura che ha minori esigenze di spazio personale, ma comunque diventa invasivo nel momento che si tira a se l’interlocutore. È una stretta comune tra chi compie giochi di potere, nonché causa frequente di occhi che lacrimano e, in casi estremi, di strappi dei legamenti. Da questa stretta ha origine la tirata a “braccio flesso”. Si può concludere che qualsiasi sia la motivazione, chi la usa cerca di far perdere l’equilibrio al proprio interlocutore, indice di chi vuole destabilizzare l’interlocutore avvicinandolo a se e facendogli perdere l’equilibrio.

La stretta d mano detta “a morsa” è tipica degli uomini d'affari: denota desiderio di dominare e di assumere il controllo del rapporto, o di mettere l'interlocutore al proprio posto. Il palmo è rivolto verso il basso, è un gesto deciso, seguito da due o tre strette vigorose e da una pressione che può bloccare la circolazione della mano dell'interlocutore. Si tratta di una stretta usata talvolta da chi si sente debole e teme di essere dominato. Comunque non è gradita da chi la riceve.

Anche la stretta di mano così detta a “pompa” non è molto credibile, più che altro perché irrita l’interlocutore. Di connotazione prettamente rurale, è la presa detta anche del “sensale”. È una stretta in cui il soggetto afferra la mano dell'interlocutore e la stringe con una serie di movimenti vigorosi e ritmici ascendenti e discendenti per almeno sette volte, anche se si registrano casi in cui la presa continua all'infinito. Di tanto in tanto s’interrompono, senza però mollare la presa per evitare che l’interlocutore sfugga: in questa fase, tuttavia, pochi ritraggono la mano. Sembra quasi che il fatto di essere fisicamente a contatto mini la propria determinazione nel ritirare la mano.

Concludendo, pochi sanno che impressioni suscitano in uno sconosciuto, pur essendo consapevoli che i primi minuti dell’incontro possono determinare il successo o il fallimento del rapporto. Dedicate un po’ di tempo a sperimentare le varie strette di mano con amici e colleghi: in tal modo imparerete a usare quella giusta in ogni occasione. Di solito, la presa ideale, quella che ha una credibilità al 100% è quella in cui i palmi sono verticali e la stretta viene corrisposta in modo identico, mantenendo un continuo contatto visivo. Tutto questo vale se la cultura degli interagenti prevede la stretta di mano come saluto, sia nel momento dell’incontro che del congedo o a sancire accordi commerciali.

Roberto Bonadonna

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