CNV: il linguaggio analogico della comunicazione - la testa

La postura rappresenta il modo di disporre nello spazio le parti del corpo e consente di distinguere la funzione comunicativa da quella espressiva.

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Riprendendo il discorso del precedente articolo, la postura rappresenta il modo di disporre nello spazio le parti del corpo e consente di distinguere la funzione comunicativa da quella espressiva. Quanto più una parte del corpo è posizionata lontano dal cervello, tanto meno consapevoli si è di ciò che fa. Spesso ignoriamo l’attività dei piedi. Settimana scorsa sono stati passati in rassegna i gesti del capo, adesso si continua con osservare la posizione della testa in quanto anche la posizione in cui la si tiene è indicatore di stato d’animo. Studi a riguardo hanno dedotto le seguenti posizioni principali:

Testa diritta è tipica di chi ha un atteggiamento neutrale nei confronti di ciò che sente. Il capo resta immobile durante la conversazione e solo di tanto in tanto il soggetto fà piccoli cenni di assenso. Chi mantiene la testa eretta presta la massima attenzione. È presente, cosciente e attivo. Spesso tale posizione si associa ai gesti di valutazione con cui la mano viene avvicinata alla guancia.

D’altro canto, quando la testa è indietro, ovvero viene sollevata di più e il mento risulta sporgente, la persona si dimostra superiore, impavida o arrogante. Espone volutamente la gola. Sembra più alta in modo da dare l’impressione di “guardare tutti dall’alto in basso”. Esporre la gola ha lo stesso significato nel mondo animale, nel senso che denota superiorità e sicurezza tanto da mostrare un punto debole come la gola. In una situazione di conflitto, per esempio, non la si mostra e la si protegge, cosi come nel mondo animale, la femmina del capo branco si posiziona con il muso sotto il mento del suo compagno con la finalità di proteggergliela.

Chi piega la testa in avanti denota un atteggiamento di ostilità e il suo stato d’animo è negativo critico, pronto al conflitto. È probabile che questo gesto si accompagni a braccia e gambe incrociate o comunque ad un generale irrigidimento del corpo. Anche nel mondo animale questo movimento indica la stessa cosa e si presenta con gli stessi movimenti.

Inclinare la testa di lato è un segnale di sottomissione e debolezza in quanto si espone e si mostra il collo e gola. Fa sembrare la persona più piccola e meno minacciosa. È un atto che ha probabilmente origine nell’infanzia, quando il bambino appoggia il capo sulla spalla o sul petto del genitore. A quanto pare, il messaggio di sottomissione o di assenza di minaccia così trasmesso viene recepito inconsciamente da quasi tutti, in modo particolare dalle donne.

A volte è usato dalle donne in fase di corteggiamento, in questo caso dovrebbe essere interpretato come disponibilità, interesse. Mostra volutamente una parte vulnerabile. Oppure, un bambino che è assorto dalla narrazione della fiaba che gli stanno leggendo inclina la testa da un lato. Quindi una persona che ascolta inclinando leggermente la testa di lato rivela che sta ascoltando con molta attenzione, ammirazione e fiducia. Quando si tiene un discorso o si presenta un’idea/prodotto ricordate di individuare coloro che adottano questa posizione. Se si osservano persone che inclinano la testa, si protendono col busto e portano la mano al mento in segno di valutazione, significa che le vostre parole sono efficaci. Invece, quando ascoltate un oratore usate l’inclinazione della testa e i cenni del capo per indurlo a fidarsi di voi. Così facendo gli comunicate un messaggio di non aggressività. Per continuare l’analogia con il mondo animale, anche in questo caso il gesto di inclinare la testa ha gli stessi significati appena spiegati.

Quando la testa è china il mento abbassato indica un atteggiamento negativo, critico o aggressivo. Finché la persona in questione non solleva o inclina lateralmente il capo, si potrebbero incontrare difficoltà. Oratori professionisti si trovano spesso di fronte a una platea di ascoltatori seduti a capo chino e a braccia conserte. Prima ancora di iniziare a parlare, i più esperti intervengono per coinvolgere il pubblico, ossia per indurlo a sollevare la testa e portare avanti il busto (gesti con connotazione positiva) al fine di far recepire l’esposizione orale (messaggio) con maggiore attenzione.

Abbassare la testa e sollevare le spalle consente di proteggere collo e gola da eventuali lesioni. Se lo utilizzate in un contesto personale o lavorativo, implica un atteggiamento di scusa e sottomissione il quale influenzerà qualsiasi incontro in cui volete apparire sicuri di voi stessi. E’ un gesto comune nei bambini, soprattutto quando sono stati scoperti nell’aver compiuto una marachella e si vengono rimproverati. In questa circostanza, le braccia e le mani sono coerenti e tendono a nascondersi dietro al corpo.

Riassumendo, nei precedenti articoli si è visto che a seconda dello stato emotivo in cui si trova immersa una persona cambia il modo di tenere la testa. Essa può essere tenuta in avanti, diritta o incassata nelle spalle. Le posizioni della testa e cenni del capo manifestano alcuni nostri atteggiamenti sociali inconsci. Rivelano qual è il tipo di rapporto che si vuole instaurare con gli altri. In ultima analisi, rivelano l’opinione che abbiamo di noi stessi e del prossimo. Rivelano, ma non è detto che siano voluti o che si abbia consapevolezza del loro potere comunicativo.

Qualsiasi gesto risulta comodo quando trova corrispondenza in un atteggiamento. Pertanto, se avete un atteggiamento negativo, difensivo o teso, il corpo lo comunica in quanto cercherà la posizione più confortevole per quell’atteggiamento. Questo concetto è meglio rappresentato nell’articolo di settimana prossima, nel quale si passa in rassegna i gesti e movimenti delle braccia e a seguire dalle mani. Sono i gesti che prima vengono notati, anche per la grande dell’arto coinvolto. E’ più facile osservare un movimento del braccio che una inclinazione del capo. I gesti delle braccia possono creare inconsciamente una barriera e indicare chiusura o rifiuto, o al contrario possono dimostrare apertura e disponibilità. La comunicazione è un continuo, ogni azione è causa e conseguenza dell’azione successiva.

Roberto Bonadonna

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