CNV: il linguaggio analogico della comunicazione - il capo

La postura rappresenta il modo di disporre nello spazio le parti del corpo e consente di distinguere la funzione comunicativa da quella espressiva.

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La postura rappresenta il modo di disporre nello spazio le parti del corpo (capo, busto, braccia, mani, gambe, piedi) e consente di distinguere la funzione comunicativa da quella espressiva. Quanto più una parte del corpo è posizionata lontano dal cervello, tanto meno consapevoli si è di ciò che fa. Gran parte di noi è cosciente delle espressioni che ha e dei gesti che sta compiendo. Infatti, siamo in grado di “assumere un’aria coraggiosa”, di “lanciare un’occhiata di disapprovazione”, di “fare buon viso a cattiva sorte” o di “fare un sorriso di circostanza”. Se siamo consci delle espressioni del nostro volto, lo siamo di meno dei movimenti di braccia e mani, ancor di meno di quelli del petto, dell’addome e delle gambe. E ignoriamo quasi l’attività dei piedi.

Gambe e piedi sono un’importante fonte d’informazione per quanto riguarda l’atteggiamento di un soggetto, poiché la maggior parte delle persone non si accorge di come li muove e non pensa di usarli per simulare come invece avviene con la faccia. Un individuo può apparire composto e padrone di sé, ma se batte il piede per terra o lo dondola su e giù esprime frustrazione per l’impossibilità di andarsene. Battere o dondolare il piede denota il tentativo del cervello di scappare da un’esperienza.

Come detto non si ha un vocabolario univoco per decifrare i gesti e i movimenti. Sta nella bravura di chi osserva decifrare il significato che la postura invia a seconda del momento e del contesto. Alcuni esempi aiutano a chiarire il concetto: si può adottare una postura rilassata perché è questo il modo abituale di usare il corpo oppure perché si è in presenza di persone affidabili e ciò permette di rilassarsi. Adottiamo generalmente una postura impettita in tutte le situazioni oppure ci irrigidiamo per difesa non appena ci sentiamo minacciati/sfidati dall’interlocutore. Quando ci sediamo curiamo la compostezza e l’eleganza, oppure badiamo solo alla nostra comodità, stando composti o stravaccati. Quando accavalliamo le gambe lo facciamo per semplice comodità o per avvicinarci alla persona verso il quale ci rivolgiamo. Quando mettiamo le braccia conserte adottiamo una normale posizione di riposo, di attesa o di ascolto oppure le stringiamo al petto come barriera al fine di difendere la nostra parte più fragile. Tendiamo a privilegiare posture di apertura orientati verso il mondo esterno con braccia aperte, o di chiusura con gambe accavallate, braccia rigide e conserte e il capo basso. Tutti indici di un orientamento verso il mondo interno.

È sempre utile ricordare un concetto chiave, la conoscenza del linguaggio analogico della comunicazione è importante tanto quanto la contestualizzazione situazionale in modo da dedurre senza ambiguità, ciò che il corpo comunica. La postura riguarda il modo di disporre nello spazio le parti del corpo. Procediamo in ordine, dall’alto verso il basso. Quindi dal capo ai piedi passando per le braccia, mani e gambe.

Durante una conversazione “faccia a faccia” è naturale rafforzare quanto si sta pronunciando con i movimenti del capo. Sono particolarmente evidenti e molto difficile da non notarli, conoscerli e saperli gestire può aiutare la comunicazione ad essere più efficace.

Tutti durante una conversazione annuiscono. Ma cosa significa in termini di comunicazione.

Annuire durante una conversazione è estremamente importante. Molti non considerano il potere persuasivo di tale movimento. Quando l’ascoltatore annuisce facendo tre cenni di fila a intervalli regolari, l’oratore parla tre/quattro volte più a lungo del solito. La velocità dei cenni è indicativa della pazienza che si ha nell’ascoltatore. Se il cenno è lento significa che è interessato al discorso e, mentre l’oratore espone un concetto, farà volutamente e lentamente tre cenni di fila col capo. Se invece annuisce con rapidità, significa che ha ascoltato abbastanza. Dunque, desidera che l’oratore termini il discorso per prendere la parola o che si arrivi al dunque. In gran parte delle culture il cenno del capo equivale a una risposta affermativa o a un assenso. È una sorta di inchino. La persona ha intenzione di inchinarsi simbolicamente ma non porta a termine l’azione, perciò muove solo la testa. L’inchino è un atto di sottomissione o accondiscendenza, pertanto quando facciamo un cenno col capo esprimiamo il nostro accordo all’interlocutore. Nonostante la semplice natura di tale movimento, questo gesto è soggetto a interpretazioni culturali differenti. Per esempio, per rispondere di in India la testa oscilla da una parte all’altra. Tale dondolamento della testa desta perplessità tra gli europei e gli anglofoni, per i quali il gesto significa forse sì, forse no. In Giappone annuire col capo non significa necessariamente sì, sono d’accordo ma quasi sempre sì ti ascolto. In Bulgaria il gesto italiano/europeo equivalente al no significa e viceversa. In Europa il movimento della testa buttata vigorosamente indietro è riconosciuto come un no. Conosciuto anche come il “no greco”. Nato in Grecia si è espanso in Turchia, a Corfù, a Malta, in Sicilia e nelle regioni meridionali dell’Italia. Di particolare interesse è il fatto che in Italia l’uso di questo gesto si localizza massimo alla catena di montagne tra Napoli e Roma, il Massico, vale a dire la zona geografica fino alla quale arrivò la colonizzazione greca duemila e cinquecento anni fa. Ciò dimostra come i linguaggi del corpo abbiano origini antiche difficili da cambiare nel corso dei secoli, nonostante la mobilità della vita moderna.

In alcune regioni dell’Etiopia, il gesto appena descritto ha un significato opposto a quanto detto. Cioè esprime un’affermazione, deriva dal movimento del saluto con il capo fatto a un amico. Sempre in Etiopia, il gesto che indica no è dato dal voltare la testa di lato. La testa viene girata bruscamente da una parte e poi ritorna nella sua posizione centrale.

Anche il movimento di dondolare il capo ha connotazioni culturali. La testa si piega alternativamente a destra e poi a sinistra. Indica forse sì, forse no). Il gesto esprime dubbio o indecisione. Infatti il movimento della testa prima da una parte e poi dall’altra simboleggia l’umore della persona. Molte persone dimostrano la stessa ambivalenza compiendo un identico movimento con la mano. È ben conosciuto in tutta l’Europa orientale e centrale. È compreso praticamente ovunque, anche da coloro che non se ne servono abitualmente. Attenzione però in alcuni Paesi assume un significato affermativo. Viene usato al posto di quello più comunemente impiegato per annuire. In Bulgaria, India e Pakistan può causare molta confusione, è bene saperlo per evitare clamorosi malintesi. Ha una strana distribuzione geografica, non essendoci nessun ovvio legame tra i bulgari e gli asiatici. Alcuni studiosi sostengono di aver notato l’uso del gesto anche in alcune parti della Grecia, della Turchia e dell’Iran. Questo potrebbe spiegare un antico “corridoio gestuale” tra l’Europa orientale e l’Asia centrale.

Considero rappresentativo di come la differenza culturale di un gesto possa creare una sorta di alterazioni dello stato d’animo. Un docente di una università americana fu invitato a insegnare per un periodo di tempo in una università indiana. Raccontò di aver rinunciato all’incarico dopo un semestre. Benché a livello razionale avesse capito perfettamente che in quel posto muovere lateralmente la testa andava considerato un segno di assenso, non riusciva però a venirne a capo a livello emotivo: «mi faceva impazzire osservare tutta quella marea di teste che sembrava esprimere disapprovazione!» raccontò il docente. Questo per dire che i movimenti, che siano volontari o involontari, che siano conosciuti o meno, influenzano non solo la comunicazione, ma anche lo stato d’animo dell’interlocutore.

Oltre a rafforzare le parole, i gesti con il capo esternano uno stato d’animo. La testa sul cuscino, il grattarsi o il reggersi il capo rivelano ciò che la persona sta vivendo in quel momento. Nel movimento della testa sul cuscino l’autore del gesto reclina il corpo indietro e appoggia la nuca sulle mani intrecciate. Comunica un senso di superiorità. Questo atteggiamento sta a indicare che la persona non sente il bisogno di partecipare e di prestare attenzione, comunque è un gesto di potere che difficilmente può essere visto in ambito professionale da una risorsa di “grado” inferiore. Nel mondo degli affari, chi compie questo gesto ha l’aria un po’ aggressiva di chi si sente padrone della situazione. È localizzato soprattutto in nord America.

Tutt’altro significato ha il grattarsi la testa. Indica che l’autore del gesto è perplesso. La mano va a grattare la cima della testa, sotto i capelli. Questo gesto è una reazione naturale a una situazione di conflitto. Quindi, se viene fatto deliberatamente, rappresenta una versione stilizzata di risposta automatica. È localizzato in tutto il mondo. Invece, chi si regge la testa comunica un senso di noia dovuta alla situazione. Il peso della testa viene sostenuto dalla mano. Si dice che talvolta il gesto sia indice di pensierosità, ma in realtà il messaggio nascosto è un altro. Chi assume questo atteggiamento è annoiato e, poiché l’azione viene compiuta praticamente in modo inconscio, nel caso di un oratore, rappresenta una valida indicazione sull’umore dei presenti e sulla natura della comunicazione. È localizzato in tutto il mondo.

La settima prossima si continuerà l’argomento passando in rassegna le posizioni in cui la si tiene la testa, in quanto indicatore di stato d’animo.

Roberto Bonadonna

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