CNV: Comunicazione Non Verbale

Una nuova rubrica che nasce dal piacere di condividere osservazioni che riguardano la comunicazione non verbale.

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Comunicare, tutti lo fanno, pochi lo fanno bene. La rubrica nasce dal piacere di condividere osservazioni che riguardano la comunicazione non verbale, che rappresenta tutto quello che viene comunicato senza proferire parola. Paradossalmente, la parola, elemento che contraddistingue popoli e nazioni, incide solo per il 7% nella comunicazione. Ovvero ciò che si vuole veramente dire si esprime senza aprire bocca, ma può capirlo solo colui che non ha la superficialità di chi si ferma alla parole. Occorre attenzione ed osservazione. Ci sono indicatori comuni, indici rivelatori, ma si tratta sempre di interpretazioni di chi osserva, influenzato dal contesto in cui si trova. E forse, è proprio l’interpretazione degli indicatori che non la rende una scienza esatta, ma sicuramente affascinante.

Gli argomenti trattati nella rubrica CNV vertono sia nella sfera privata, che pubblica e professionale. Impensabile scindere le tre sfere che compongono un individuo. Si possono apportare degli accorgimenti dovuti all’etichetta o al contesto, ma i segni rilevatori emozionali rimarranno identici, perché le emozioni sono involontarie, perché le emozioni ci contraddistinguono, arrivano e generano un determinato movimento in una dato momento. Ma attenzione, rimangono sempre da interpretare, da contestualizzare, da comprendere. Una persona infreddolita che aspetta alla fermata del bus può avere le braccia conserte, una persona che ad una domanda diretta, prima della risposta, pone le braccia conserte, sicuramente alla domanda ha avuto una reazione emotiva manifestatasi con la chiusura, molto probabilmente la risposta sarà evasiva. Questo è solo un esempio di come lo stesso movimento possa essere irrilevante o rivelatore.

Secondo lo psicologo americano Mehrabian, la componente non verbale è non solo fondamentale, ma predominante nella comunicazione. Infatti, nella comunicazione, i movimenti del corpo occupano il 55%, l’aspetto vocale (volume, tono, ritmo) il 38% e solo il 7% le parole.

Entriamo nel pratico della rubrica. Per esempio, provate a trovare una correlazione tra la posizione a mano aperta di un uomo e la posizione sulla schiena della sua accompagnatrice.

Se la mano dell’uomo è all’altezza della spalla, si può presumere un rapporto di amicizia; se è abbondantemente sul sedere, si può presumere un legame intimo e se invece è a metà, per così dire “borderline”, si presume che ci sia intenzione di passare dal rapporto di amicizia ad un legame intimo, in altre parole sta flirtando. Vero è che un fermo immagine può lasciare adito a dubbi, ma dà buoni spunti per avvicinarsi al primo assioma della comunicazione: non si può non comunicare.

Secondo la scuola di Palo Alto, di cui discuteremo nelle prossime settimane, qualsiasi comportamento, in situazione di interazione tra persone è ipso facto, ovvero una forma di comunicazione istantanea. Qualsiasi sia l’atteggiamento, questo diventa immediatamente portatore di significato per gli altri, ha valore fino a diventare messaggio.

Roberto Bonadonna

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