La Novara del Bene

Un progetto dedicato alle associazioni di volontariato

Azienda Agricola - Agriturismo Torre Pernice

Ho conosciuto Monica Curino pochi anni fa, quando la vedevo sfrecciare alle conferenze stampa in Provincia a Novara. Arrivava di corsa, quasi sempre last minute, e di corsissima ripartiva.

Mi era simpatica: mi piaceva il suo fare sbarazzino e il suo essere sempre disponibile e attiva. Non che avessimo mai parlato più di tanto: il giusto per fare ognuna il proprio lavoro con serietà.

Ma ricordo il giorno in cui mi parlò del suo progetto: “La Novara del Bene” una collana di libri dedicati ad alcune delle associazioni di volontariato più attive del nostro territorio. Mi piacque l’idea tanto vicina a quel “solocosebelle” che avevo nel cuore da tempo. Per questa ragione mi è sembrato logico dedicare a lei, al suo progetto e alla sua prima fatica letteraria e all’associazione cui è dedicata il primissimo articolo di questa rubrica.

In realtà questo nostro incontro “ufficiale” non è stato immediato: Monica ha fatto in tempo a scrivere il libro, a pubblicarlo, a presentarlo ai media e al pubblico in diverse occasioni. E io ho fatto in tempo a leggerlo: quasi d’un fiato, curiosa di sapere di più di Casa Alessia, la rivoluzione giallo girasole che, partita da Novara sta diffondendosi a macchia d’olio in tutta Italia e nel mondo.

“Diario della Casa dei Girasoli” è la storia romanzata dell’incontro tra Monica e Casa Alessia. C’è molto di Monica e c’è molto di Casa Alessia, quel tanto che basta da costringere il lettore ad approfondire, a capire chi è Alessia e qual è il suo sogno.

Come nasce l’idea di questo progetto?

“Ho sempre amato scrivere di volontariato, delle associazioni che avevano come mission quella di aiutare il prossimo. Con il mio lavoro però non ho mai avuto il tempo necessario per dedicarmi alla solidarietà come avrei voluto e ho pensato che scriverne potesse essere un modo per farle conoscere, per dar loro quella visibilità utile a intercettare finanziamenti, donazioni, aiuti concreti. Inizialmente pensavo a una raccolta di articoli: un’antologia organizzata di quanto negli anni avevo scritto e conservato gelosamente in archivio. Poi l’incontro con gli editori mi ha spinto a modificare il progetto. La Novara del Bene sarebbe stata una collana di sei libri ognuno dedicato ad un’associazione differente. La cosa, lo confesso, mi spaventava: non avevo mai scritto un libro ma devo dire che le prime venti pagine sono volate. Poi è stato più difficile. Il materiale era davvero tantissimo. Io già conoscevo molto bene Casa Alessia e Giovanni Mairati, presidente dell’Associazione, papà di Alessia, mi aveva ulteriormente fornito materiale e mi aveva messo a disposizione 4 volontari che con i loro racconti hanno davvero completato un quadro di per sé già ricchissimo.”

Come mai la scelta di partire con il libro su Casa Alessia?

E’ la stessa domanda che mi ha fatto Giovanni Mairati quando gli ho proposto la cosa. Gli ho risposto che Casa Alessia era, è una realtà novarese ma che era attiva e operativa non solo a Novara. Mi è sembrata una scelta naturale. In realtà pensavo anche di sapere molto su questa associazione e su Alessia, conoscevo già molti volontari. Ma mi sbagliavo. Non conoscevo Alessia. Le sue email alle amiche dall’Equador mi hanno colpito. Mi ha colpito la trasformazione da una ragazza come tante, a una ragazza che aveva avuto una visione, che aveva un sogno grande: quello di aiutare quei bambini. Una ragazza che aveva trovato uno scopo per la sua vita e per la quale la vita aveva assunto un significato solo in funzione di questo scopo. Una consapevolezza incredibile per una ragazza così giovane. Il problema è stato poi gestire tutto questo materiale, queste informazioni. Inevitabilmente ho dovuto tagliare, eliminare alcuni passaggi, in certi casi anche interi racconti. E mi è spiaciuto molto.

Quanto ti identifichi in Nina, la protagonista del libro?

“Credo che quando si scrive ci sia sempre qualcosa di noi e in questo primo libro c’è molto di me e in certi passaggi non è stato facile scriverlo: mi sono ricordata di persone che non ci sono più e mi ha fatto male e ho temuto che andando avanti sarebbero riaffiorati ricordi sgradevoli. Invece ho rivissuto un bel periodo, quello in cui facevo i campi scuola in Via Fornara. E’ stato bello. Bello anche vedere come Nina sia piaciuta a chi ha letto il libro. E ora, per il prossimo volume, sono un po’ indecisa se proseguire l’avventura con lei o se invece cambiare completamente impostazione”.

Hai già iniziato a scrivere il secondo libro della collana?

Sto aspettando l’ispirazione, se così si può dire. Tengo molto a questo ulteriore progetto. E’ dedicato a un’associazione cui sono legata personalmente e che conosco da tantissimi anni. Per ora sto raccogliendo il materiale, le storie. Sono tante, alcune splendide, alcune molto forti. Sto parlando della Comunità per Minori Santa Lucia e della sua direttrice, Manuela Rossi. Come Giovanni Mairati, anche lei ha scelto di dedicarsi agli altri, e di dedicarsi in particolar modo ai bambini, dopo aver vissuto l’esperienza più tragica per un genitore, quella di perdere il proprio figlio. Ha scleto di mettersi interamente a disposizione dei bimbi che vivono un disagio sociale e famigliare importante ed è diventata di fatto la mamma di questi bimbi.

E dopo “il Santa”?

Avevo pensato a 6 capitoli: Casa Alessia, Santa Lucia, Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici, Liberazione e Speranza, Bruna del Signore e Casa Chalom, ma chi può dirlo, magari ce ne saranno altri. Del resto il lavoro del giornalista è quello di raccontare delle storie e a me queste storie piacciono davvero molto.

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