Quel 2 agosto a Bologna 37 anni dopo

Per non dimenticare.

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Era di sabato e a Mosca si svolgevano le gare della penultima giornata delle Olimpiadi, quelle boicottate dal blocco americano. In spiaggia si parlava dell’impresa di Pietro Mennea che aveva vinto l’oro nei 200 con una grandiosa rimonta e di Sara Simeoni, vincitrice dell’alto. Era come un distrarsi dall’incubo del terrorismo, per chi aveva ancora negli occhi il sequestro e la morte di Aldo Moro.

Per cui quella notizia che giunse alle 10,30 ci ripiombò in un dramma che sembrava senza fine: perché tutti noi che ricordiamo dove eravamo quel sabato mattina non abbiamo creduto neppure un secondo che a causare la strage fosse lo scoppio di una caldaia. Non ci volle molto a capire che quella strage era di matrice terroristica come dimostrarono poi le immagini drammatiche diffuse dai TG in edizione straordinaria. E di quella giornata rimangono ancora le immagini dell’indimenticabile presidente Pertini che piangeva davanti alle telecamere, la rabbia dei parenti, l’impotenza di poter reagire.

Bologna, con un comitato dei parenti di quella strage, ha sempre voluto mantenere viva l’attenzione per una vicenda che, trentasette anni dopo, non ha ancora visto esaurirsi il cammino processuale, complici i depistaggi dei servizi segreti.

E ben hanno fatto questa mattina, coloro che si sono radunati per ricordare l’anniversario, ad alzarsi e andarsene quando ha iniziato a parlare un rappresentante del governo: si sono alzati senza fischiare, senza contestare, senza creare tensione, se ne sono andati perché, trentasette anni dopo, non è possibile che qualcuno continui a far discorsi nel vuoto mentre tante persone attendono di avere giustizia per i loro cari, morti mentre stavano raggiungendo i luoghi di vacanza.

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