Per la Cassazione non è ammissibile l’indulgenza etica e si riapre il dibattito sull’eutanasia

Emessa una sentenza riguardante un fatto del 2014.

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Il fatto sulla quale la Corte di Cassazione ha emesso oggi un importante verdetto destinato a fare giurisprudenza risale al 2014 ed ha avuto come protagonisti due coniugi residenti a Firenze. Lui, 83 anni, un giorno, stanco di vedere la moglie ottantasettenne soffrire (era malata di Alzheimer) la uccise soffocandola con una sciarpa. Per questo atto venne condannato ad otto anni e sette mesi di reclusione. Oggi la Cassazione, dovendo esprimersi se vi erano gli estremi per un’assoluzione, ha confermato la pena ricordando che non è ammissibile l’indulgenza etica e che di conseguenza atti come quelli compiuti dall’anziano non possono essere tollerati.

Si riapre così lo spinoso e controverso tema legato all’eutanasia. Secondo i giudici è un fatto concreto che in Italia esiste una forte corrente di pensiero contro la dolce morte e che comunque non è ammissibile che una persona ponga fine alla vita anche di un proprio caro per evitargli sofferenze. Inoltre cade anche l’attenuante, specifica del caso, che l’uomo avrebbe agito per impedire che la donna fosse poi costretta ad essere ricoverata in una casa di cura, in quanto la figlia non aveva disponibilità di assisterla.

La sentenza, emessa questa mattina, riaccenderà le polemiche su una questione che è sempre in bilico tra essere considerata materia delegata al legislatore o se invece appartenente alla sfera privata di un individuo.

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