Margherita Zanin: “Un disco per fare un vero reset”

Si intitola “Anglofonie da capo” il nuovo capitolo nella vita artistica della cantante ligure

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Molti si ricorderanno il nome di Margherita Zanin per la sua partecipazione ad “Amici” di Maria De Filippi. Ma la Zanin è molto di più che un bel visino da talent-show o un personaggio che buca lo schermo. Siamo di fronte ad una Artista completa, matura, poliedrica e imprevedibile: cantante, compositrice, arrangiatrice e musicista a suo agio con diversi strumenti. In questa intervista, corredata dalle splendide foto di Anna Campolo, Margherita ci parla del suo album, sicuramente frutto di un lavoro di squadra con ottimi musicisti e collaboratori, ma prima di tutto suo, sentito, pensato e voluto fino in fondo, scritto da lei e perfettamente rappresentativo del suo stile e della sua personalità artistica.

1. Ciao Margherita! Per conoscere il tuo nuovo album… Iniziamo dal titolo: perché “Anglofonie da capo”?

In realtà il titolo a cui avevo pensato all’inizio di questo lavoro era Reset. E voleva essere una sorta di punto di partenza, di riformattazione virtuale della mia vita, come accade con i computer quando accumulano un po’ troppi errori. Poi il mese scorso è uscito l’album di Gazebo, Reset appunto. E a questo punto ho preferito ripiegare su un altro nome.

Il titolo “Anglofonie da capo” l’ho sognato. Sembrerà stano, ma spesso mi capita di sognare parole che poi diventano strofe delle mie canzoni oppure atmosfere che cerco di riportare nei miei brani. Subito mi è sembrato un po’ strampalato, in realtà pensandoci bene riassume un po’ la mia storia. La mia formazione musicale è avvenuta tramite la musica americana dagli anni ‘30 in poi e anche il mio repertorio nelle serate è da sempre in lingua inglese. Quindi dall’inizio, non ho mai preso in considerazione di affrontare, e ancor meno provare a comporre, brani in italiano. C’è stato poi un lungo intervallo di quasi un anno trascorso a Londra durante il quale ho migliorato il mio inglese e al rientro ho fissato i testi dei brani contenuti in questo primo album. Poi all’improvviso ho incominciato ad ascoltare e ad appassionarmi ai brani d’autore italiani. Tra i miei preferiti: Giorgio Gaber, Jula De Palma, Sergio Endrigo, Ivano Fossati; una vera e propria folgorazione. Ho iniziato anche a comporre in italiano. Ormai però il lavoro sui brani in inglese era troppo avanti e non ho voluto buttare quanto fatto in questi ultimi tre anni. Quindi, Anglofonie da Capo è un gioco di parole che rappresenta proprio questo percorso che parte dall’inglese per poi arrivare ad una Margherita più matura e consapevole in italiano. Un Album ibrido, ma che mi rappresenta in pieno o quanto meno, fotografa alla perfezione questo viaggio fatto negli ultimi anni fino ad oggi.

2. Parlaci della lavorazione di questo disco: come è nato, quanto lavoro c’è dietro, dove si può acquistare e da chi è distribuito; e naturalmente presenta anche gli ottimi musicisti coinvolti.

La lavorazione del disco è piuttosto lunga: circa tre anni compreso l’intervallo di un anno che ho trascorso a Londra. I brani in inglese sono stati composti assieme a due arrangiatori, Silvio Melloni e Gino Zandonà. I testi sono miei e sistemati con l’aiuto di una Teacher di madrelingua inglese. Il brano Piove, invece, e l’arrangiamento della cover di Generale, sono totalmente mie e arrangiati dal bravissimo Roberto Costa, bassista storico di Lucio Dalla ed autore di brani famosissimi come ad esempio “Se io fossi un angelo”.

Le chitarre sono di Paolo Ballardini eLorenzo Piccone.

La mia meravigliosa band è composta da: Lorenzo Piccone (guitars/vocals), Ivano Vigo (guitars/vocals), Max Matis (bass) e Maurizio Boiocchi (drums).

Questi musicisti mi hanno in qualche modo salvato da un periodo buio dove pensavo di abbandonare la musica. Devo a loro tanto, così come alla mia famiglia ed al mio compagno nella vita nonché splendido musicista Giovanni Garibaldi.

Il CD uscirà ufficialmente sulle piattaforme digitali e distribuito nei principali stores musicali ed in vendita sul mio sito che verrà messo on line apposta a partire dal 1° marzo.

Nel frattempo farò una piccola anticipazione assolutamente in anteprima nel Circolo Club Culturale dello Chapeau nella mia città natale, Savona, il 4 febbraio; seguiranno poi altre serate di presentazione a Genova ed a Milano.

E poi speriamo che le Radio mi possano dare una mano.

3. Oltre a essere famosa come cantante, sei anche una validissima polistrumentista: in questo album hai scelto solo di cantare o ti sei ritagliata anche delle parti a vari strumenti?

Ma che validissima polistrumentista… suono il pianoforte quasi da autodidatta e strimpello un po’ la chitarra. Verso i 12 anni avevo anche iniziato a suonare il violino, ma poi mi sono resa conto della maestosità dello strumento e sinceramente ho preferito dedicarmi al canto. Quindi da qui ad essere una polistrumentista ci passa un bel po’: sicuramente lo strumento che riesco a gestire e valorizzare meglio è la mia voce.

Tramite la musica riesco ad equilibrare le mie emozioni e farne tesoro senza perdere il controllo.

4. Quali sono le difficoltà, ma anche le soddisfazioni, nel cercare di proporre un sound così internazionale, pieno di soul, di blues e di black music, proprio in Italia, dove il mercato sembra ancora così prepotentemente legato a un gusto melodico un po’ vecchio stile?

Nessuna casa discografica prende in considerazione un album di esordio in lingua inglese; Da sempre mi viene detto che se voglio essere riconosciuta e fare “carriera” in Italia devo cantare in italiano; e forse è vero.

Anche se recentemente si stanno facendo strada cantanti e gruppi italiani con delle produzioni ottime in lingua anglofona.

Anche nei talent-show, se ci fai caso, chi arriva a fare l’inedito, da un paio d’anni a questa parte, a volte lo fa in inglese, quindi qualcosa sta cambiando.

Sicuramente i Social Media e Youtube Hanno facilitato la globalizzazione del linguaggio musicale. Questo da una parte aiuta perché dilata i confini della promozione e rende più semplice arrivare ad utenti anche internazionali; dall’altra però la complica perché ti trovi a confrontarti con molti più talenti e di madrelingua inglese. Un conto è cantare in inglese in Italia; altra cosa è essere credibili in inglese nei paesi anglofoni.

Comunque questo è il mio stile: non riesco a snaturarmi per ragioni commerciali, o meglio, non ancora. Avrò tempo a modificare il mio stile e a scendere a compromessi, se sarà necessario. Non sono una integralista dello stile!

Però almeno nell’album di esordio vorrei raccontare chi sono, senza filtri e senza dietrologie commerciali.

Se poi diventerò più conosciuta, farò quello che dovrà essere fatto.

Per il momento la mia cifra è blues, folk e molto molto malinconica.

5. E naturalmente concludiamo con gli appuntamenti dal vivo: dove e quando potremo ascoltarti con i brani del tuo nuovo album?

La prima data è il 4 febbraio allo Chapeau di Savona e poi a seguire chissà… vi terrò aggiornati, prometto!

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