La vita non è una diretta virtuale

Fa discutere il ragazzo che ha filmato un giovane morente

Azienda Agricola - Agriturismo Torre Pernice

C’era un tempo, mica poi tanto lontano, nel quale custodivamo i sentimenti, le rabbie e le gioie dell’anima, confidandole poi agli amici (quelli veri) più stretti. Sembra che siano passati dei secoli, eppure soltanto vent’anni fa telefonavamo ancora dalle cabine, con quelle schede che sembravano dei bancomat.

Poi è venuto Internet, sono nate le chat, e poi in un crescendo continuo Facebook e tutti i Social che sono diventati prima adolescenti e poi adulti in compagnia delle nuove generazioni. Che forse non si sono accorte di come non tutto sia pubblicabile, condivisibile e come invece ci deve ancora essere spazio per il dolore e la gioia privata, senza sbandierarla.

In questi ultimi mesi la situazione è peggiorata, come spiega ad esempio il giornalista Aldo Cazzullo nel suo ultimo libro dove però non ha potuto inserire l’agghiacciante episodio delle ultime ore dove un ragazzo ha filmato un suo (quasi) coetaneo agonizzante dopo un grave incidente. L’ha filmato per condividere il momento, ma vedere gli occhi di un uomo che muore (per citare De Andrè) non è come assistere ad una partita o a uno spettacolo. E al giovane, ora sotto accusa, che si difende dicendo che "credeva che i soccorsi fossero stati già chiamati" non resta che confessargli la nostra tristezza e la nostra pena per chi, e sono tanti, non distinguono più il reale dal virtuale pensando che sia la medesima cosa.

Per segnalare alla redazione refusi, imprecisioni ed errori è disponibile un modulo dedicato.

La TUA pubblicità qui. Contattaci