Giulio Diomedi e l’isola che non c'è

Diomedi: «La realizzazione di un’area protetta marina non è soltanto importante per il patrimonio naturale da salvare, ma può costituire anche un fenomenale incremento del nostro turismo.»

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L'ultimo accorato appello, tra un misto di rassegnazione, rabbia (ma anche speranza) l’ha lanciato all’interno di «Viaggio in Liguria», la trasmissione settimanale di Primocanale chiamata a scoprire le tante bellezze (a volte nascoste) della nostra Regione.

Giulio Diomedi, presidente del Circolo Nautico di Albenga, ha ancora una volta sottolineato l’urgenza di allestire un’area marina protetta intorno all’Isola Gallinara: «Sono trascorsi più di dieci anni - attacca Diomedi - da quando è stato chiesto dal Comune di Albenga al Ministro dell’Ambiente il nullaosta per la creazione della seconda area protetta nella provincia di Savona, dopo quella di Bergeggi. Per informazioni in mio possesso so che l’Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare ha consegnato, più di dieci anni fa, gli studi conoscitivi realizzati in collaborazione con la Regione Liguria, finalizzati all’elaborazione della proposta progettuale».

Prosegue Diomedi che è intenzionato a portare avanti questa battaglia con altre importanti iniziative: «La realizzazione di un’area protetta marina non è soltanto importante per il patrimonio naturale da salvare, ma può costituire anche un fenomenale incremento del nostro turismo. Ma ancora una volta tanti sembrano non comprendere un’importante opportunità: e pensare che, a qualche burocrate, basterebbe recarsi in Spagna e osservare cosa è stato fatto in Spagna nelle Isole Medes con un parco marino che ha visto incrementare i benefici turistici di tutta l’area».

L’isola che non c’è non è soltanto quella di Giulio Diomedi. L’Isola Gallinara è tabù, out per tanti turisti che ogni estate vengono al mare negli stabilimenti ingauni. Dove sono finiti i battelli che una volta, con la gioia di adulti e bambini, portavano i turisti all’Isola? Possibile che non si possano reintrodurre? O anche qui occorreranno dieci anni, aspettando che un burocrate, in un sussulto di lucidità, risolva la questione?

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