“Decreto Genova” approvato con 284 voti a favore, si attende il 27 novembre per la risposta del Senato.

Tra le normative che hanno provocato più critiche, la presenza del condono edilizio ad Ischia

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Il 1 novembre 2018 la Camera dei Deputati ha approvato il Decreto Genova con 284 voti a favore da Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. I voti contrari sono stati 67 da parte del PD e Leu, 41 gli astenuti da Forza Italia.

Nella tarda mattinata del 14 agosto alle ore 11.36, un forte boato ha annichilito la città di Genova. Una sezione di 200 metri del Viadotto del Polcevera dell’A10, conosciuto come Ponte Morandi, inaugurato nel 1967, ha ceduto causando 43 vittime. Al momento del crollo vi erano sul ponte 35 autovetture e tre camion. Dopo tre mesi durante i quali il Governo si è limitato a dare risposte vaghe, lasciando la popolazione genovese senza certezze, a dover affrontare da sola una situazione diventata insostenibile, la Valpolcevera ha organizzato una grande manifestazione, tenutasi lo scorso lunedì 8 ottobre “abbiamo aspettato troppo la pazienza è finita”. Il corteo da piazza Caricamento si è diretto al palazzo della Regione e della Prefettura per chiedere provvedimenti concreti, visto che quelli preannunciati si erano rivelati inadeguati per salvare la zona.

Dopo mesi di attese, finalmente il 1 novembre il decreto è arrivato alla Camera. I provvedimenti hanno causato non poche critiche, soprattutto da parte del Partito Democratico. Di fatto, le norme non concernono unicamente la costruzione di un nuovo ponte a Genova e il sostegno economico alle famiglie e ai commercianti che ne hanno subito le conseguenze, ma si occupano anche di altre emergenze, tra cui i terremoti avvenuti nel Centro Italia ed a Ischia, nonché provvedimenti sullo smaltimento di fanghi tossici.

L’Articolo 1 del provvedimento delinea la figura del commissario straordinario per Genova in carica 12 mesi rinnovabili per non più di un triennio, al fine di garantire le attività di demolizione, rimozione e il conferimento in discarica dei materiali di risulta, nonché per la progettazione e la ricostruzione del ponte;

Le spese per la ricostruzione saranno a carico di Autostrade, verranno stanziati 30 milioni l’anno fino al 2029 in caso la società non dovesse rispettare l’impegno o ritardare i pagamenti. Una delle maggiori critiche dell’opposizione è il fatto che non viene menzionato specificatamente a chi spetterà la ricostruzione del ponte;

Altre misure istituiscono la zona franca a Genova, a sostegno delle imprese che hanno avuto problemi economici a causa del crollo del ponte. Sono previste agevolazioni ed esenzioni fiscali per le aziende che hanno perso almeno un quarto del fatturato dal 14 agosto al 30 settembre 2018. Mentre altri provvedimenti riguardano la zona portuale e retroportuale di Genova;

Saranno istituiti aiuti e sostegni anche sul fronte della tassazione ai cittadini del capoluogo ligure, soprattutto per chi ha perso la casa o ha dovuto abbandonarla. Sulle case sgomberate i cittadini non pagheranno alcuna tassa e non saranno tassati neppure gli indennizzi ricevuti. Fino alla fine del 2019 sono sospese le cartelle esattoriali mentre imprese, artigiani e professionisti coinvolti verranno ristorati del fatturato perso;

Verranno stanziate risorse per il sostegno del trasporto locale, per le spese affrontate dagli autotrasportatori sono previsti 20 milioni, 30 milioni per agevolare i flussi in ingresso e in uscita dal porto di Genova.

Tra le normative che hanno provocato più critiche, la presenza del condono edilizio ad Ischia, in seguito al terremoti dell’agosto 2017, che hanno causato 2 morti e 640 sfollati. Il PD, assolutamente contrario, ha proposto degli emendamenti per modificarlo, ma sono stati respinti. Il condono edilizio aveva rischiato di causare una crisi di Governo tra Lega e M5S, ma i due partiti sembrano aver trovato una soluzione che confaccia ad entrambi.

L’Articolo 25 del Decreto Genova consente l’accesso ai fondi pubblici per la ricostruzione degli immobili danneggiati, la sanatoria fa riferimento a tre condoni, quello del 1985, 1994 e 2003. Quest’ultimo stabiliva lo stop della messa in regola degli abusi edilizi, ma la nuova normativa ritiene che questi immobili, o parte di essi, possano invece essere condonati. Secondo il Corriere della Sera sarebbero 28 mila gli abusi edilizi, gli immobili costruiti abusivamente potrebbero non solo essere sanati, ma finanziati dallo Stato stesso. L’Articolo prevede quindi che entro 6 mesi i tre Comuni di Ischia presentino le richieste di sanatoria in base al condono edilizio tombale del 1985, qualora il condono venga negato, il proprietario dell’edificio non riceverà i fondi per la ricostruzione. Se invece l’abuso verrà sanato, alle volumetrie aggiuntive condonate non andrà alcun contributo per la ricostruzione. In sintesi, diventano condonabili gli edifici che per la legge del 2003 sono insanabili.

Per quanto riguarda i terremoti al Centro Italia, vi è stata una modifica della normativa vigente che ha allargato la sanatoria sulle difformità edilizie, le quali impediscono la ricostruzione ai casi di mancato permesso di costruire o in difformità da esso, e agli incrementi di volume, nei limiti individuati regione per regione dai rispettivi piani casa.

All’interno del decreto ha causato contestazioni anche la norma sui livelli di idrocarburi nei fanghi usati come concime per i terreni agricoli. Nell’Articolo 41 vengono innalzati i limiti delle sostanze tossiche, in particolare il livello tollerabile degli idrocarburi è stato aumentato da 50 a 1000. Il Governo precisa “si rimedia a un danno fatto dai precedenti governi”.

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