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Un’apertura della pesca nelle acque interne, fino al 6 ottobre 2019, come sempre senza riguardo per la fauna selvatica ittica; per la Protezione Animali si tratta della conferma del triste regalo, a danno dell’ambiente e degli animali, fatto ai pescasportivi dalla regione Liguria, in analogia a quanto si fa per i cacciatori, con esagerati carnieri giornalieri e minime misure dei pesci catturabili.

La legge regionale vigente dal 2014 ha eliminato la licenza di pesca, sostituita dalla sola ricevuta del versamento di una tassa, veramente “popolare” e che non andrà a favore dell’ambiente ma sarà quasi interamente devoluta alle associazioni dei pescatori; gli over 65 ne pagheranno metà e nulla i ragazzi fino a 16 anni ed i disabili, secondo il principio improponibile della pesca come attività ricreativa ecocompatibile ed educativa; ma sensibilità e buon cuore dovrebbero convincere che uccidere animali per svago non può e non deve essere insegnato e favorito tra i giovani, nelle scuole e nelle manifestazioni di cosiddetta “beneficenza”, mentre la scienza ha confermato che anche i pesci provano dolore.

Le acque interne liguri sono ormai acquari in cui nuotano per qualche giorno poveri pesci d’allevamento, immessi a quintali per rimpiazzare la preziosa fauna originaria quasi ovunque sparita con buona pace per la difesa della biodiversità; e solo per promuovere il “turismo ittico”, ovvero attirare nelle vallate dell’entroterra persone indifferenti agli equilibri biologici dei corsi d’acqua; norme che, secondo Enpa, dovrebbero fare imbestialire anche i vecchi pescatori locali, legati al territorio e conoscitori dei torrenti e dei laghi, ai quali un turismo “mordi e fuggi” sottrarrà quel poco di pesci sopravvissuti ai loro ami, all’inquinamento ed a lavori idraulici inutili o scorretti; la presenza inoltre di opere idrauliche senza scale di risalita impedisce la migrazione di specie originarie ai luoghi di nascita, con ulteriore danno alla biodiversità.

Quasi scomparsa la vigilanza, per il ridimensionamento della Polizia Provinciale, il passaggio del Corpo Forestale dello Stato all’arma dei Carabinieri e l’ennesima legge regionale pro caccia che ha reso obbligatoria alle guardie volontarie delle associazioni, per poter vigilare su caccia e pesca, la frequenza a corsi di aggiornamento mai iniziati dalla regione Liguria; e ciò malgrado il grave bracconaggio ittico operato sia da residenti che da disperati emigrati dai paesi dell’est, segno evidente dello scarso interesse delle istituzioni verso la salvaguardia delle acque interne liguri e degli animali che tentano di viverci.

C.S.

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