L’invasione delle cimici asiatiche

Sciami anche in città. Coldiretti: “Nel giro di poco tempo i danni per i frutteti saranno ingentissimi”.

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Originario di Cina, Giappone e Taiwan, il primo esemplare fu avvistato nel settembre del 2012 a Modena. Da allora questo insetto ha proliferato tanto da essercene milioni, e non esiste attualmente una soluzione che permetta di arginarne la proliferazione.

Di questo passo – secondo Coldiretti – nel giro di poco tempo i danni per i frutteti saranno ingentissimi, perché la cimice marmorata asiatica distrugge la pianta di cui si nutre e ne interrompe perfino il ciclo vitale”.

Vorace di mele, pere e pesche, non disdegna un’ampia varietà di specie coltivate (adora soia e mais) e spontanee.

Numerose le segnalazioni in Friuli, Veneto, Bergamasco e Cuneese. Grazie all’innalzamento delle temperature dopo freddo e pioggia, sciami di migliaia di esemplari si sono diretti dalle ormai spoglie ed inospitali piante dei campi verso i centri abitati, dando origine ad un fenomeno di proporzioni mai raggiunte.

Tuttavia il pericolo per l’uomo è nullo, odore nauseabondo a parte se schiacciate o in pericolo, ma al momento non esistono rimedi industriali che abbiano una valida base scientifica sulla loro efficacia. L’unico metodo per evitare di essere invasi da questo insetto è l’eliminazione fisica. Gli esperti suggeriscono di armarsi di paletta e scopa per depositarle in un secchio colma d’acqua cosparso di detersivo per piatti, così da sciogliere le squame che ne rivestono la corazza, privandole della loro difesa naturale e destinandole a morte per asfissia.

Non esistono antagonisti naturali nel nostro Paese che possano fermare la proliferazione – che pare inarrestabile - della cimice marmorata asiatica. Impossibile farne giungere dall’Asia: una normativa del 1997 vieta l’importazione di specie alloctone, inoltre l’importazione di un predatore necessita di un’attenta e approfondita analisi, per non trovarsi poi a dover avere a che fare con soggetti potenzialmente più distruttivi.

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