Rwanda - ricordi di un viaggio nel paese dell'eterna primavera

Nel cuore dell'Africa per aiutare chi ha bisogno

Ferrari Innovations

Se partire è un po’ come morire, tornare allora è un po’ come rinascere. E io sono rinata, tornando a Saint Kizito. Dopo cinque anni di lontananza, ho rivisto visi e sguardi conosciuti, ho avvicinato persone nuove, riconosciuto bambini che ormai sono ragazzi. La vita qui è continuata, ci sono stati molti miglioramenti, cambiamenti, ma non sono mutati i sorrisi, la voglia di vivere di questi bambini e giovani ospitati nella missione di padre Hermann. Alcuni di loro hanno preso la propria strada, sono diventati adulti e ora vivono lontani, altri hanno deciso di rimanere lavorando nella scuola, molti sono appena arrivati. Hanno storie diverse, fatte di povertà e lutti, ma qui hanno trovato un’oasi di pace e serenità, fatta di ritmi e quotidianità, di studio e impegno costante, con la consapevolezza che solo con la determinazione si riusciranno ad ottenere buoni risultati. Una parola mi ha accompagnata in questa avventura, la sesta per me, ed è stata “fiducia”.

Ho sempre avuto fiducia in queste persone, nelle loro potenzialità. E oggi ne ho più che mai. La scuola superiore vicino alla missione è diventata, in sei anni, la migliore del Rwanda. Sforna studenti modello che vengono accolti molto bene nell’università di Kigali, la capitale. Ho fiducia e credo nelle potenzialità di tutti coloro che ho incontrato. Penso che con il giusto aiuto, creando una strada che possano percorrere, questi ragazzi potranno avere un futuro migliore, e potranno a loro volta aiutare altre persone. Come le maglie di una catena, che si intrecciano e diventano più forti insieme, anche loro, i ragazzi di Saint Kizito, potranno diventare forti unendosi. Ma la fiducia ce l’ho anche nei confronti delle persone che vivono fuori dalla missione. Anche loro stanno “crescendo”, stanno diventando sempre più autonomi. Più biciclette in giro, più capre, più mucche, vogliono dire che piano piano le persone hanno più soldi da parte per vivere. Hanno ancora bisogno di un aiuto, certo, che però non deve essere semplicemente “assistenziale”, non deve cioè dare un sostegno fine a se stesso. L’aiuto deve permettere a queste persone di diventare indipendenti.

E poi ho fiducia nelle persone che aiutano dall’Italia. Con il loro incoraggiamento, con la loro vicinanza, la nostra associazione riuscirà a fare tanto, con la consapevolezza che il mare sia fatto di tante piccole gocce. Dal Rwanda sono tornata rinvigorita, come mi succede sempre. Cercherò di trasmettere la positività che mi porto dentro, a più persone possibili. Perché la fiducia e la speranza di un domani migliore non deve abbandonarci mai.

Barbara

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