Il sistema MUDS di Alassio a caccia di fondi dell'Unione Europea

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Alassio. Il MUDS (Marine Underwater Depuration System) è all’esame dell’Unione Europea per ottenere fondi importanti e iniziare la sua attività nel mare di Alassio. Un’operazione che vede il Comune di Alassio operare in stretta sinergia con quelo di Albenga.

Nato come strumento di riqualificazione e protezione dell’habitat marino l’innovativo sistema ecocompatibile è capace di ottimizzare in modo economico la qualità del trattamento dei liquami dei Comuni costieri.

Spiega l’europrogettista Elisa Ferrara, incaricata dal Comune di Alassio, andata a caccia dei fondi UE: «Siamo in attesa di una approvazione definitiva, ma stiamo anche monitorando i bandi successivi tra dicembre e aprile. Parallelamente la ditta è impegnata a sua volta nella ricerca di altri bandi dedicati a soluzioni innovative come lo è appunto il Muds. I benefici di questo sistema – aggiunge Ferrara - sono stati già valutati a livello scientifico e si vorrebbe testare sul campo il modo per riutilizzare le acque reflue. Si pensa infatti di poterle impiegare per uso antropico non potabile (piscine, wellnes e lavapiedi), ma anche per l’irrigazione di terreni agricoli».

Per Alassio il progetto prevede la sistemazione di una condotta sottomarina davanti all’impianto rotostracciatore di Sant’Anna. «Il Muds – spiega l’assessore Fabio Macheda è un vero e proprio trasformatore della sostanza organica effluente dall’impianto depurativo che ha come obiettivo quello di implementare le attività legate al mare dall’ittiturismo al riutilizzo delle acque salate per uso antropico non biologico. Il Muds consentirà di trasformare i reflui come fonte energetica per diverse catene trofiche marine. I risultati ottenuti dall’impiego di questo impianto – aggiunge Macheda - sono di tutto rispetto: è stato confermato un abbattimento del 90% dei colibatteri, quindi il sistema garantisce un ottimale miscelamento del refluo con l’acqua marina circostante, ma soprattutto abbatte i costi di depurazione ed elimina eventuali pericoli di ritorno di inquinanti organici verso le zone balneari».

c.s.

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