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Grido d’allarme in Liguria, l’artigianato schiacciato dal peso della pandemia

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L’artigianato è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria dovuta a contagio da Covid-19. Lo dimostrano i dati della prima metà del 2020. Nel Nord-Ovest infatti si sono perse un migliaio di imprese. A fronte delle 5.851 nate nel periodo ossia 4.129 in Piemonte, 1.567 in Liguria e 155 in Valle d’Aosta hanno invece, cessato definitivamente l’attività 6.347, delle quali 4.584 in Piemonte, 1.593 in Liguria e 170 in Valle d’Aosta. In tutta l’Italia, dal primo giorno di gennaio all’ultimo di giugno, l’artigianato si è ridotto di 4.446 imprese; facendo scendere a 1.291.156 il totale delle attive. Sia nel primo (-10.902) che nel secondo trimestre (+6.456) i saldi tra nate e cessate sono stati tra i peggiori degli ultimi dieci anni. Ciò conferma che l’artigianato, tra le attività di prossimità, non ha retto al colpo della crisi dettata dalla pandemia.

In questo quadro sconcertante c’è, però una notizia positiva, almeno per il nostro territorio. In tutta l’Italia sono solo 16 province che hanno fatto registrare, nel primo semestre, un numero di imprese nate superiore a quello delle cessate. Due sono liguri: si tratta delle province di Imperia (+66) e di Savona (+17). Per quanto riguarda le altre del Nord-Ovest tutte chiudono in negativo: Torino -151, Genova -94, Cuneo -86, Alessandria -74, Novara -40, Asti -37, Verbania -34, Biella -21, La Spezia -15, Vercelli -12. Tutti i dati sono stati analizzati dalla Cgia, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Per quanto riguarda l’analisi della nascita e della cessione delle imprese artigiane il grande calo del primo trimestre è stato solo in parte recuperato nel secondo. E ciò, sottolinea la Cgia, si verifica quasi ogni anno, e comunque la ripresa riguarda solo il settore delle costruzioni. Questo comparto, infatti, ha registrato un saldo pari a +3.863 che incide per il 60% sul dato nazionale del secondo trimestre. Se, in questo periodo di Covid, i settori tradizionali dell’artigianato continuano a soffrire, l’edilizia, invece, è in netta controtendenza.

Due sono gli aspetti che riguardano questo incremento. Il primo è relativo all’apporto dato dai neoimprenditori di nazionalità straniera mentre il secondo deriva dall’introduzione del superbonus del 110% che avrebbe innescato delle aspettative positive tra gli addetti ai lavori del comparto casa, tanto da portare molti dipendenti a mettersi in proprio. La Cgia lancia comunque un allarme in merito alla crisi che ha investito il settore dell’artigianato. Nonostante i prestiti erogati con il decreto liquidità, sono ancora tantissime le imprese artigiane che non trovano ascolto nelle banche, con il pericolo che molte di queste finiscano nella rete dell’usura. A ciò si aggiungono le nuove regole europee sul credito che potrebbero creare un altro ‘credit crunch’ e quindi la difficoltà di accedere al credito bancario da parte delle piccolissime aziende potrebbe addirittura peggiorare a partire dal 2021. L’applicazione di queste nuove misure porterà molti istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni e di conseguenza per le piccole e medie imprese ci sarà una nuova stretta creditizia.

c.s.

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