Imperia: Polizia di Stato rimpatria un sospetto jihadista

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Nei giorni scorsi un cittadino marocchino, trentenne pluripregiudicato, detenuto presso la Casa di Reclusione di Sanremo (IM), scortato da personale della Questura di Imperia è stato imbarcato su un vettore aereo diretto in Marocco, in ottemperanza ad un decreto di accompagnamento alla frontiera a mezzo della Forza Pubblica emesso dal Questore di Imperia.

Il cittadino straniero, giunto in Italia nei primi anni 2000 come clandestino ed in seguito regolarizzatosi, è gravato da trascorsi penali per lo più riconducibili allo spaccio di sostanze stupefacenti e a reati contro il patrimonio, accertati nella vicina provincia di Savona. Già nell’anno 2008 veniva denunciato per possesso ingiustificato di strumenti di effrazione e di valori, nonché per resistenza a pubblico ufficiale. Nel giugno del 2014 veniva denunciato a piede libero per possesso di sostanze stupefacenti e, per lo stesso motivo veniva tratto in arresto, nel luglio del 2016, dalla Squadra Mobile di Savona. Nel medesimo periodo veniva coinvolto in un’attività di indagine della Polizia Postale di Imperia poiché sospettato di attività di proselitismo in favore dell’autoproclamato Stato Islamico tramite il social network di Facebook, ove postava immagini raffiguranti soggetti che imbracciavano armi da guerra.

Da inizio anno sono ben 5 i cittadini stranieri rimpatriati ritenuti a rischio radicalizzazione, attenzionati dalla Digos, secondo un consolidato protocollo in cui il C.A.S.A. Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, riveste il ruolo di fonte e sede del monitoraggio finalizzato all’osservazione di quei soggetti che manifestino vicinanza ad associazioni terroristiche o comportamenti riconducibili all’ estremismo religioso tali da ritenerli a rischio radicalizzazione.

O.S., 47enne tunisino, rimpatriato con una nave salpata dal porto di Palermo e diretta in Tunisia, che aveva cercato di “sanare” la sua condizione di clandestinità contraendo matrimonio con una cittadina italiana, è stato più volte arrestato e segnalato a causa delle sue condotte illecite, iniziando cosi un lungo percorso nelle carceri italiane: Bolzano, Trieste e poi Vicenza. Proprio durante i suoi periodi di reclusione pare abbia fatto propri i dettami del Daesh, come dimostrato dai disegni rinvenuti nella sua cella raffiguranti numerose armi e la torre Eiffel con un angelo posto sulla sommità.

L.M., ventiseienne tunisino, rimpatriato con un volo partito da Roma Fiumicino, fermato nella città di confine per poi essere successivamente espulso, vanta un curriculum criminale caratterizzato da numerosi delitti commessi in varie regioni d’Italia (Calabria, Liguria, Toscana e Sicilia) in materia di stupefacenti, ricettazione, evasione, furto aggravato. Più volte tratto in arresto, è stato recluso nelle carceri di Enna Firenze Gela, Grosseto e Ragusa, ove si era evidenziato sostenendo platealmente un soggetto poi rivelatosi un terrorista islamico.

R.A., cittadino pakistano e Z.O., tunisino, entrambi classe 1986, sono stati rimpatriati perché radicalizzatisi durante il loro periodo di reclusione.

c.s.

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