Calice Ligure. Rapinato in casa da due malintenzionati di colore, ma era una bufala

L’episodio risalirebbe alla sera del 18 agosto scorso. La “vittima” viene smascherata dai Carabinieri finalesi che lo denunciano per “Procurato Allarme e Simulazione di reato”. Erano stati allertati i numeri di soccorso 112 e 118.

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Al mattino del 19 agosto, presso il “112” ingauno era giunta una segnalazione di un incensurato savonese cinquantatreenne il quale riferiva di essere stato rapinato la sera precedente all’interno della sua abitazione a Calice Ligure da parte di due balordi i quali avevano approfittato della porta d’ingresso lasciata aperta lo aggredivano tramortendolo. I Carabinieri della Stazione di Pietra e Finale Ligure si precipitavano sul posto, e avviano immediatamente le indagini, informando anche i colleghi del Nucleo Operativo di Albenga per effettuare i rilievi scientifici delle tracce lasciate sulla “scena del crimine”.

Già dai primi elementi raccolti dagli inquirenti però, emergevano le prime incongruenze. La posizione illogica delle tracce ematiche, attraverso lo studio del “B.P.A.” (acronimo inglese di: “Bloodstain Pattern Analysis” cioè quel metodo della scienza forense per analizzare la morfologia degli schizzi, di chiazze o macchie di sangue sulla scena del crimine), e poi ancora, la porta lasciata aperta per un’asserita “cattiva abitudine”, il portafoglio posto su un mobile in bella vista, la casa troppo ordinata per essere stata teatro di una violenta colluttazione. Insomma tutti gli indizi raccolti stridevano con la versione fornita agli investigatori. Questo ha indotto i Carabinieri a far convergere le indagini proprio sulla vittima che nel frattempo era stata portata al Pronto Soccorso per delle medicazioni alla testa e ad una gamba. Accompagnato nella caserma di via Brunenghi 68, il calicese crolla davanti alle domande incalzanti del Maresciallo.

Ai Carabinieri “Quella sera ero ubriaco e sono caduto a terra ferendomi. Mi sono inventato tutto per attirare l’attenzione della mia ex moglie, scusate se vi ho fatto perdere tempo”.

Il calicese aveva ricostruito il teatro di una ipotetica rapina in casa, facendosi passare da vittima. La decisione, scaturita dopo la caduta a terra e le ferite riportate a seguito di un forte stato di ebbrezza alcolica, ha probabilmente fatto scattare in lui l’idea che potesse riavvicinare gli affetti dei familiari.

c.s.

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