Morte sul lavoro a Bardineto: i fratelli Oddone finiscono in carcere

Erano finiti a giudizio per la morte sul lavoro del loro dipendente Georghe Vladut Asavei e per il ferimento del suo collega Dragan Novakovic.

I fratelli Angelo, Emilio e Maria Nadia Oddone, titolari dell’omonima azienda agricola di Bardineto, sono stati arrestati e si trovano in carcere nei penitenziari di Genova Pontedecimo e Massa. I carabinieri del Nucleo Operativo di Genova hanno infatti dato esecuzione agli ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Genova, dopo che la condanna a tre anni e due mesi nei loro confronti è diventata definitiva. Gli Oddone erano finiti a giudizio per la morte sul lavoro del loro dipendente Georghe Vladut Asavei e per il ferimento del suo collega Dragan Novakovic.

Di recente la Corte di Cassazione aveva confermato il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Genova che, nell’aprile del 2016, aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado. I giudici genovesi avevano ridotto (appunto a tre anni e due mesi di reclusione) la condanna a sette anni inflitta nel maggio del 2015 dal tribunale di Savona. La tragedia era avvenuta il 27 agosto del 2009 a Bardineto quando Asavei, mentre si trovava a lavorare in un terreno agricolo di proprietà degli Oddone, si era ribaltato con il trattore riportando la frattura dello sterno, della clavicola e di varie costole: una lesione che aveva provocato un’ampia emorragia interna. L’ipotesi dell’accusa era che i datori di lavoro non gli avessero prestato i soccorsi in maniera corretta: quel giorno infatti non fu allertato il 118, ma i feriti furono accompagnati in ospedale con mezzi privati dei datori di lavoro. Una scelta che, di fatto, secondo il magistrato si rivelò fatale per Asavei che, se soccorso da personale specializzato, poteva essere salvato. Accusa dalla quale i fratelli Oddone, che erano stati anche condannati a versare un maxi risarcimento alle parti civili (i famigliari della vittima), si erano sempre difesi davanti agli inquirenti dando una loro spiegazione.

Secondo la loro versione dei fatti il 118 non era stato allertato per accelerare i soccorsi visto che la zona dove era accaduto l’incidente si trovava a sette chilometri di distanza dall’agriturismo, era raggiungibile solamente con dei mezzi fuoristrada e non ci sarebbe stato lo spazio per l’atterraggio di elicotteri. Inoltre, sempre stando alle dichiarazioni che avevano reso i fratelli Emilio, Angelo e Maria Nadia Oddone (nel processo sono stati difesi dagli avvocati Alessandro Cibien e Giorgio Zunino), i due operai, seppur feriti, erano coscienti e parlavano e si erano detti d’accordo per venire trasportati in ospedale con le auto e non con l’ambulanza.

(fonte: La Stampa)

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