Sanità, liste d’attesa infinite negli ospedali. E il monitoraggio del ministero è fermo al 2010

Dagli otto mesi per una mammografia a Vibo Valentia ai quattro anni per una visita cardiologica a Latina: sono i tempi delle prestazioni sanitarie sul territorio.

A Matera per una visita oncologica bisogna mettersi in coda un anno prima. E ben dieci mesi per quella neurologica. A Vibo Valentia otto per una mammografia. A Latina quattro per vedere un cardiologo. Una settimana in più per un appuntamento dal gastroenterologo ad Avellino. Le liste d’attesa negli ospedali sono da parecchio tempo un tasto dolente della sanità italiana.

Il compito di monitorare i tempi delle prestazioni sanitarie sul territorio spetta alle regioni, che devono pubblicare sul proprio sito internet i dati di tutte le aziende ospedaliere, aggiornandoli periodicamente. Per un servizio trasparente e un accesso immediato all’informazione da parte dei cittadini. A supervisionare il lavoro delle regioni e a fare una media del tempi di attesa a livello nazionale ci pensa il ministero della Salute, che si avvale della collaborazione dell’Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), suo braccio operativo. Ma il sistema da qualche parte si è inceppato. L’ultima indagine sull’utilizzo del web per comunicare le liste d’attesa nei portali di regioni, asl, aziende ospedaliere, irccs e policlinici risale al 2010. Dopodiché è piombato il silenzio, mentre secondo il dicastero di Beatrice Lorenzin, sono 205 le prestazioni sanitarie che possono essere tagliate per ridurre la spesa pubblica: dagli esami di laboratorio, ai test genetici e allergici per arrivare fino a risonanze magnetiche e tac sono gli esami che secondo il ministero non sono sempre necessari.

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